sabato 6 settembre 2025

"Tre passi per un di più di amore" - XXIII domenica del tempo ordinario



Domenica particolare oggi: vigilia della festa della natività di Maria e del nostro Santuario. Domenica di nuovi santi: 15-24 sono l’età di Carlo Acutis e di P.Giorgio Frassati che oggi verranno canonizzati.

Il nostro incontro con Gesù, sorgente di ogni santità, ci chiama a raccogliere il suo invito a ‘riflettere’, così come nelle due parabole del vangelo ci è suggerito: “prima di… siediti e rifletti”. Gesù è colui che “può raddrizzare i sentieri di chi è sulla terra” come ricorda la prima lettura, è la sapienza fatta carne attraverso Maria, sede della Sapienza, venuto a svelarci i pensieri di Dio e a donarci il suo Spirito.

Nel vangelo ci invita a riflettere per capire se siamo decisi o meno a seguirlo. L’apertura del brano è significativa: “una folla numerosa andava con lui”, per questo Gesù, “si voltò e disse loro…”. Lui non cerca le grandi folle e invita a interrogarsi: perché volete venire con me? E’ la domanda-verifica rivolta oggi anche a noi. Perché venite qui? Cosa volete, cosa cercate?

Proviamo a riscoprire cosa significa aver deciso di seguire Gesù e così dirci ed essere cristiani.

Tre affermazioni scandite da “non può essere mio discepolo” ci aiutano a ripensare alla nostra vita cristiana.

Scegliere e seguire Gesù chiede il coraggio di compiere alcuni passi. Sono i passi che Maria per prima ha mosso fin dalla sua nascita e da quando si è scoperta da Lui chiamata e amata.

Il primo passo: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Parole che non vogliono invitare a un distacco dalle persone e da sé stessi, ma a un di più d’amore (“mi ama di più”); un mettere Lui non al posto degli altri, ma sopra di ogni altra relazione così che tutto da Lui prenda colore, forma, bellezza. Seguirlo è vivere un ‘di più di amore’ che porta a rendere ancor più belle, vere, buone le nostre relazioni con gli altri e con noi stessi, a renderle relazioni capaci di generare pace, riconciliazione, gioia.

Secondo passo: «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo». E’ invito a scegliere la sua stessa strada che è quella di un amore senza misura, fino alla fine, nonostante le contrarietà e le prove che si possono incontrare.

E infine il terzo passo: «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». E’ invito a imparare a usare anche i propri beni a servizio dei fratelli, a condividerli con gioia, senza diventare schiavi del possesso e dell’avarizia, a prenderci cura del creato e della sua salvaguardia, come la chiesa ci ricorda in questo mese del creato a dieci anni dalla Laudato sii.

Tre passi dunque che orientano alla pienezza dell’amore: amare di più, amare senza misura, amare condividendo e prendendoci cura gli uni degli altri e della creazione tutta; questo significa seguire Gesù.

Tre passi che vediamo attuati da Maria nella sua vita e nella vita dei due giovanissimi santi che oggi la chiesa riconosce. Passi che possono portare anche noi a seguire con gioia e entusiasmo Gesù e vivere relazioni nuove con gli altri, con le cose, con il mondo che ci circonda per essere operatori della Sua Pace.

Il nostro incontro con Gesù, iniziato fin dal Battesimo, rinnovato qui ogni domenica, sostenuto e guidato dalla Madre del Soccorso e dall’esempio dei santi, ci doni quella sapienza di vita che ci fa capaci di nuove relazioni, improntate a un ‘di più di amore’ per essere generatori di fraternità e di pace così come lo è stata Maria, discepola e madre, sede di sapienza e regina della pace.

 

sabato 30 agosto 2025

"Imparate da me" - XXII del tempo ordinario - S.Abbondio patrono della Diocesi di Como


La Parola di Dio oggi ci offre consigli quanto mai attuali!

La società odierna è contrassegnata da atteggiamenti sempre più marcati di ricerca di visibilità, di primato, di primi posti come pure di piaceri fatti per ottenere qualcosa in cambio. Società di ‘arrampicatori’ l’aveva definita papa Francesco.

Questo porta a far sì che superbia, orgoglio, presunzione, ricerca di interessi, la fanno da padroni con un solo risultato: una crescente tensione nelle relazioni (in famiglia e nella società) fino a renderle ambiti di scontro e di litigio, contrapposizione, odio. Quelli che Gesù propone quindi sono consigli quanto mai attuali.

Tuttavia Gesù non fa che suggerire il Suo stesso modo di essere. Mitezza e umiltà. Due parole che facciamo fatica a fare nostre. ‘Ma così ci mettono tutti sotto i piedi…’: è la reazione istintiva. Miti e umili non certo per farci mettere sotto i piedi ma per fare come Gesù, che ci svela il volto stesso di Dio che ha scelto l’ultimo posto e il farsi dono gratuito d’amore, sempre. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” dice Gesù.

E da Gesù ci invita a imparare anche il nostro patrono sant’Abbondio che oggi ricordiamo. Lui che, inviato dall’allora papa Leone Magno difese l’umanità e la divinità di Cristo, riconoscendolo vero Dio e vero uomo. Ed è proprio in questa sua umanità che si rivela la piena divinità, il volto stesso di Dio. Quale volto? Il volto dell’amore che si pone in relazione con l’umanità proprio con quello stile di umiltà, mitezza, piccolezza, servizio che la pagina del vangelo oggi ci propone. Dio è così, Gesù con la sua umanità ce lo ha rivelato. E così ci chiama a riconoscerlo nell’umanità di oggi, in ogni uomo e donna, e in particolare nel piccolo, nell’ultimo, nel dimenticato. Proprio qui, in questa umanità, si nasconde l’umana divinità di Dio. Quindi a noi che ci diciamo suoi discepoli ci è detto che solo vivendo una vita mite, semplice, povera possiamo sperimentare la vicinanza di Dio, riconoscerlo presente negli altri e dare vera testimonianza del vangelo costruendo relazioni fraterne fondate sulla mitezza e l’umiltà.

Non facile! viene da dire. Ma la capacità di una vita a immagine di Gesù viene solo dalla fede in Lui. Quella fede che Abbondio non solo ha difeso ma soprattutto ha trasmesso in particolare alla nostra chiesa di Como di cui è stato quarto vescovo. La sua opera di pastore si è sviluppata nel generare comunità cristiane unite nella fede e nella carità di Cristo capaci di vivere una vera e profonda comunione e fraternità proprio attraverso relazioni autentiche fondate nella carità.

Questa deve essere la chiesa e questo lo stile di chi la compone. Ce lo ricorda anche il nostro vescovo Oscar nel suo messaggio alla città e alla diocesi come invito a “Camminare insieme. Per una città più sinodale”, per una chiesa più autentica; camminare insieme per assomigliare ancora di più a Gesù, per imparare da Lui, mite e umile, a servire con amore autentico l’umanità tutta.

Con il nostro vescovo, successore di Abbondio, insieme, sentiamoci chiesa in cammino che sa manifestare al mondo, a chi si accosta a noi, la bellezza della fede, non con segni di grandezza e potere bensì con il linguaggio della fraternità autentica che ha la sua sorgente nel Signore Gesù mite e umile di cuore, servo per amore, immagine di quel Padre che ci chiama a vivere come suoi figli e tra noi fratelli.

 


L’INVOCAZIONE ALLE ISTITUZIONI, AI CITTADINI E AI CREDENTI

 «Nessuna sicurezza potrà essere costruita sulla violenza»

Questo appello nasce dalla convinzione dell’improrogabile necessità di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l’odio, salvaguardare la convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace. Responsabilità di singoli e di soggetti collettivi! È un appello che esprime il tanto che unisce, messo a dura prova da quanto sta accadendo, ma nella certezza che il dialogo deve trovare le soluzioni a quanto umilia le nostre fedi e resistere. Ciascuno di noi – primi firmatari – avrebbe certamente qualcosa da aggiungere per esprimere il dolore che proviene dalle rispettive comunità, nelle quali vi sono posizioni e convinzioni diverse, così come aspettative rispetto a determinati fatti e scelte. L’appello è aperto a quanti condividono questa preoccupazione unitaria che genera responsabilità comune, mettendo da parte, in questo documento, quanto divide, per rafforzare ciò che ci unisce, nello sforzo comune di capire il dolore e le ragioni dell’altro, generando un impegno rinnovato per trovare soluzioni giuste e durature per tutti. In modo particolare, l’appello è aperto al “Tavolo delle religioni” che da tre anni si trova presso la sede della Cei nell’intento di cercare una “Via italiana del dialogo interreligioso”.

Appello alle Istituzioni italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia

“Sta lontano dal male e fa il bene, cerca e persegui la pace”. (Salmo 34, 15) “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto”. (Rm 12,15) “Abbiamo prescritto ai figli di Israele che chiunque ucciderà una persona è come se avesse ucciso l’intera umanità, e chiunque avrà dato la vita a una persona sarà come se avesse dato la vita all’intera umanità. Sono giunti loro i Nostri inviati con le prove chiare eppure molti di loro, pur dopo questo, sono stati intemperanti sulla terra”. (Corano, V: 32)

La coscienza dei tempi oscuri che stiamo attraversando e del potere di illusione che soffia anche sulla tragedia in corso in Medio Oriente, ci richiama, come leader di comunità religiose, come credenti e come cittadini, a denunciare l’insinuarsi di pericolose generalizzazioni e dannose confusioni tra identità politiche, nazionali e religiose e ci spinge a richiamare alla cautela nello scambio di informazioni e alla pacatezza nei toni e nelle azioni.

L’abuso della religione per la sopraffazione altrui ci costringe ad assistere a una polarizzazione che si nutre di un fanatismo travestito da servizio verso il nostro comune Dio e il bene dei fedeli, assecondando una falsa giustizia superiore e nascondendosi dietro una finta fratellanza.

Il giustizialismo populista, una folle prospettiva suprematista e la mediatizzazione di un vittimismo sordo alle ragioni della responsabilità ci obbligano a denunciare una strumentalizzazione anche della politica: si tratta di un male che si nasconde dietro il paravento della “maggior ingiustizia dell’altro”, e che mira solo a rendere tutte le parti in gioco pedine inconsapevoli della distruzione del mondo ricostruito e ricostituito nel secondo dopoguerra.

Dobbiamo denunciare la nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano e banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità, inducendo a schierarsi l’uno contro l’altro, ma mai a favore del Bene, fomentando alternativamente antisemitismo e islamofobia o rianimando le inveterate avversioni al cristianesimo cattolico e alle religioni in generale, anziché collaborare insieme per una vera Pace. Condividere originalità, curiosità per i significati dei nostri testi sacri, con studio e conoscenza, e difendere da ogni abuso e distorta interpretazione, che allontanano verso derive dell’odio, pregiudizio e violenza altrui. L’odio e la violenza non hanno mai alcuna legittimità, portano solo alla diffusione della crudeltà di chi cura ambiguamente interessi paralleli volgarizzando e corrompendo le interpretazioni e la natura autentica dei testi sacri per benedire l’uso delle armi e organizzare la morte dell’altro. «Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi » (Dichiarazione “Fermi tutti” di Bologna).

Noemi Di Segni - Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei)

Yassine Lafram - Presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia (Ucoii)

Abu Bakr Moretta - Presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis)

Naim Nasrollah - Presidente della Moschea di Roma

Imam Yahya Pallavicini - Comunità religiosa islamica italiana (Coreis)

Cardinale Matteo Maria Zuppi - Presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei)