Epifania in greco significa
“manifestazione”. In Occidente si fa memoria della visita dei Magi: attraverso
questo evento il Signore si “manifesta” ai pagani, dunque al mondo. Nelle
Chiese Orientali, in questa solennità si mette l’accento sulla “manifestazione”
trinitaria durante il Battesimo di Gesù nel Giordano. Se al centro del giorno
di Natale c’è la nascita del Bambino, nell’Epifania si pone in evidenza che
questo Bambino povero e debole è il Re Messia, il Signore del mondo. Con
l’Epifania si compie la profezia di Isaia, che la liturgia ha scelto come prima
lettura: “Alzati e rivestiti di luce, perché viene la tua luce” (Is
60,1ss), come a dire: non chiuderti, non abbatterti, non restare prigioniero
delle tue “convinzioni”, non demoralizzarti, reagisci, “alza lo sguardo”!
Come i Magi, osserva “le stelle” e troverai “la stella Gesù”.
I Magi
I Magi “alzano il capo” e
si mettono in cammino, vanno dove era logico “cercare” un re, nel palazzo. Il
loro arrivo crea scompiglio, tanto che Erode convoca sacerdoti e farisei, gli
esperti delle Scritture. Loro “sanno” che il Messia deve nascere a “Betlemme”,
ma il loro “sapere” non va oltre. Non si fa vita, esperienza. Restano fermi.
Non si “alzano”, restano sicuri e comodi nel palazzo. I Magi giungono da
lontano e si sono messi in cammino: sacerdoti e farisei sono già vicini, eppure
sono bloccati dalla cecità del loro sapere, dalle loro certezze, dalle
posizioni di privilegio… Pare che Dio si riveli lì dove non si brilla di luce
propria e non dove si cerca la ribalta della notorietà.
La crisi
I Magi si sono mossi seguendo la
stella, ma ad un certo punto non la vedono più, talmente forti della certezza
che il re fosse nel palazzo: una certezza che ha momentaneamente abbagliato la
loro ricerca, fino a far perdere loro la strada. Ma poi, accettato di mettersi
in discussione, di “convertirsi”, la stella è rispuntata, guidandoli alla meta.
È bello e importante questo passaggio, perché fa capire che il dramma dell'uomo
non è mai quello di cadere, di sbagliare, ma è quello di arrendersi di fronte alle
cadute. Come i Magi, cercatori di verità, rischiamo talvolta o spesso di
lasciarci abbagliare dalle nostre convinzioni, fino a perdere la strada. Oggi
ci viene insegnato a non temere di mettere in discussione le nostre certezze e
conclusioni, perché un vero “cercatore” sa accettare di sbagliare e rimettersi
in cammino. Il cuore ha grandi desideri, ha fame di giustizia e di verità, di
gioia e di speranza. Seguire la stella è seguire i propri desideri alti,
nobili, giusti, belli, quelli che entrano nel cuore e sono capaci di muovere la
vita, di metterti in cammino sapendo affrontare fatiche, rischi, sconfitte,
proprio come accaduto ai magi.
L’incontro con il Bimbo, il Re
Quando la ricerca è animata dalla
verità, allora si trova ciò che si cerca e lo si sa cogliere anche da un “Bimbo
avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12, Messa della Notte di
Natale). È interessante questo passaggio. Non basta infatti “cercare”,
se non si ha un cuore puro, non si è liberi da interessi di parte, se non si è
animati da sentimenti di verità.
Erode voleva adorare il bambino,
ma sappiamo che questo desiderio era viziato (cfr Mt 2,16 “Erode si accorse che
i Magi si erano presi gioco di lui…mandò ad uccidere i bambini; Lc 9,9:
“cercava di vederlo…”, era curioso per i suoi miracoli). Preso dalla paura e
dall’ambiguità, talmente prigioniero del suo potere, Erode non è capace di
vedere in quel Bimbo ciò che realmente è, e si lascia prendere dalla paura di
avere un concorrente pericoloso.
L’Epifania manifesta Gesù e i
cuori
L’Epifania non manifesta solo
Gesù, il Figlio di Dio, ma rivela i cuori, manifestando che il Salvatore può
essere accolto (come avvenuto per i pastori e i Magi) e anche rifiutato
(Erode). Non nascondiamocelo, come ci sono “i magi” così c’è un Erode in ciascuno
di noi. C’è una parte di noi sempre pronta a mettersi in marcia, in cammino,
per conoscere e capire, per crescere e migliorare, per superarsi, ma c’è anche
un Erode sempre pronto a distruggere sogni e speranze. Un Erode sempre pronto a
fare “strage” di ogni nostro desiderio di bene, di bello, di giusto, che non
accetta che noi troviamo “il Bambino” capace di cambiare la vita. Magi che
c’insegnano che la vita è cammino che chiede di essere vissuto come Gesù, e un
Erode che ci illude e ci lusinga che solo successo e potere valgono per poter
esistere.
I doni
Oro e incenso richiamano i doni
della regina di Saba a Salomone, riferimento che abbiamo anche ritrovato nel
salmo. Con l’oro si riconosce la regalità di Gesù; con l’incenso la sua
divinità, con la mirra la sua umanità, tenuto conto che si tratta di una sostanza
con la quale venivano cosparsi i corpi dei defunti. La luce della stella porta
sempre a un atto di adorazione, a un chinarsi di fronte al mistero che si è
fatto vicino. Porta a donare ma ancor più a donarsi. È proprio il “donarsi” che
frena tanti dal lasciarsi attrarre da Gesù, che porta tanti a temere di perdere
posizioni, comodità, sicurezze, privilegi e che frena nel cambiare vita e
convertirsi.
(da “Vatican News”)