- Ho avuto già modo di commentare il brano della chiamata di Francesco
da parte del Crocifisso la sera della Via crucis dei giovani, il lunedì
santo scorso, a Como, nella basilica del Crocifisso. Lì è stato
proclamato il racconto dell’episodio in cui avviene il sorprendente
incontro di Francesco con il Crocifisso (di s. Damiano), che ora si
trova nella chiesa di s. Chiara ad Assisi.
Il Crocifisso è molto chiaro nella sua richiesta: “FRANCESCO, NON
VEDI CHE LA MIA CASA STA CROLLANDO? VA’, DUNQUE, A RESTAURARLA PER
ME”. Ognuno riferisca a sé stesso queste parole del Crocifisso e si
senta interpellato personalmente. Ricordiamo la subitanea risposta di Francesco, riferita dai Fioretti:
“LO FARÒ VOLENTIERI, SIGNORE!”. Questa immediata risposta di Francesco
al Signore impegna a nostra volta anche noi, tante volte così titubanti e
incerti nel rispondere alla chiamata del Signore. Certe scelte non
possono essere differite: si elaborano pazientemente nel tempo, ma poi
viene il momento di rispondere: “Lo farò volentieri, o Signore!”.
- Sappiamo dai biografi di Francesco che questo dialogo con il
Crocifisso fa parte della tappa della sua conversione, assieme
all’incontro con un lebbroso: due eventi che hanno prodotto un vero e
proprio cambiamento di orizzonte di Francesco. I lebbrosi sono stati la
prima porta attraverso cui il Signore si è fatto sentire nel cuore
stesso di Francesco. Ha incominciato a servire i lebbrosi, venendone
conquistato. La grazia rovesciò il suo modo di essere, facendo di
Francesco un uomo nuovo. La misericordia usata verso i lebbrosi fu
l’ambiente vitale della sua conversione. Poi Francesco ha avuto una seconda occasione per convertirsi: l’appello
del Crocifisso è stato per Francesco un chiaro invito all’azione. Egli
dapprima ha preso troppo alla lettera ciò che il Crocifisso gli aveva
chiesto e si è dato da fare per ricostruire materialmente la chiesa, poi
in seguito ha capito che non si trattava di ricostruire la chiesa di s.
Damiano. Occorreva che riparasse la Chiesa stessa, come apparirà nel
famoso sogno in cui Innocenzo III vede Francesco reggere con la sua
spalla la cadente Basilica del Laterano. La prima chiesa da ricostruire
era la casa del suo cuore, che gli ha permesso poi di diventare
tessitore di fraternità e di pace.
Da qui comprendiamo come per giungere a definire la propria vocazione
c’è bisogno di una lenta evoluzione. Il Signore ci matura
progressivamente, di tappa in tappa, se abbiamo la pazienza e l’umiltà
di percepire ciò che Egli vuol dirci, confrontandoci con persone che ci
possono aiutare, valutando i segni che il Signore non manca di farci
arrivare, giorno per giorno, per giungere poi a una libera scelta, ben
motivata e del tutto personale, non dettata da suggeritori esterni.
- Il Signore si rivolge oggi proprio a ciascuno di voi, che avete
accettato di venire qui. Siete persone in costruzione, che vi
interrogate sul vostro posto nel mondo e nella Chiesa. Persone disposte a
coinvolgervi per il bene comune, per il bene della Chiesa, che amate,
che servite e che si attende tanto da voi.
A te personalmente, che mi stai ascoltando, il Signore, attraverso di me, dice: “Vedi che la mia casa sta crollando?” È un invito rivolto a te, uomo o donna che sei qui e mi ascolti. Come
se dicesse: Renditi conto della situazione che la Chiesa oggi sta
vivendo e aiutala a essere sempre più quella “casa di famiglia”
che è chiamata ad essere, perché tutti si sentano, proprio dentro
questo vero e intenso clima di famiglia unita, che anche tu puoi
contribuire a realizzare, un popolo che è attratto dall’amore di Dio e
sia aiutato a sentirsi ricolmato di quella pienezza di spirito a cui
ciascun essere vivente aspira. Aiuta la tua Chiesa ad aiutare tutti quelli che si avvicinano ad essa
a comprendere che il Signore ci rialza sempre da ogni caduta, in ogni
nostra sofferenza ci conforta, nella nostra missione, anche se
impegnativa, ci incoraggia.
- Vi è stato riferito che in questo cambiamento d’epoca la Chiesa è
diventata piccola: ma questo non è un male, come spesso invece si pensa!
Meno gente oggi frequenta la Chiesa e nelle celebrazioni sono assenti
persone che magari un tempo venivano per abitudine, solo per soddisfare
una legge, ma con poca convinzione.
Occorre fare in modo poi che alle celebrazioni eucaristiche
domenicali possano parteciparvi anche i giovani, che spesso trovano
nella celebrazione una noia. Tocca a te, a voi, insieme con il popolo di Dio, partecipare alle
celebrazioni con un certo stile, con un linguaggio adatto all’oggi, non
proponendo gesti ormai obsoleti, piuttosto con segni significativi e
comprensibili alla mentalità di oggi, così che i giovani siano
maggiormente coinvolti e possano insieme rendere grazie a Dio. Un’ altra obiezione che sentiamo è questa: in questo nostro tempo la
Chiesa ha perso l’importanza che una volta le si attribuiva. Essa non
esercita un potere politico, ha rinunciato alla sua influenza, è
diventata insignificante. Non le resta oggi che la sola forza attrattiva
del Vangelo, che è però l’unica ragione della sua esistenza nel mondo.
Sì, essa confida solo nella forza attrattiva e dinamica del Vangelo. In Europa, poi, si registra un forte secolarismo. La voce della
Chiesa è diventata flebile. Molti vivono come se Dio non esistesse e
trascorrono la vita nella indifferenza. Tutto questo è vero, ma oggi più che mai, nel nostro Occidente
secolarizzato, tra tanto vuoto, si registra insieme una ricerca
appassionata di verità, di bontà, di pace, di fraternità, di pienezza. La gente invoca un supplemento d’anima.
È quello di cui oggi c’è enormemente bisogno. Non si sottolinea
abbastanza questa realtà, che ci rassicura, ma anche che ci impegna
fortemente. E allora nasce una domanda: come non deludere le attese
di quanti vogliono ricominciare a credere o vogliono accostarsi per la
prima volta alla nostra Chiesa? Che cosa sappiamo offrire loro, che
serva veramente a colmare la loro fame e sete di Dio? Come
accompagnarli nella loro ricerca di Dio, nella loro domanda di senso?
Con quale forza profetica ci presentiamo? La gente, nel nostro vecchio continente europeo, è stufa di tante
promesse di felicità che non soddisfano e deludono, che generano solo un
vuoto d’anima. Sono numerose le persone che sperimentano un forte
individualismo che non soddisfa. Il male del nostro tempo è la
solitudine, che genera emarginazione, mentre l’uomo è fatto per stare
insieme, per la comunione, a immagine del suo Creatore, mentre ci
impegniamo ad avvicinarci agli altri nel loro dolore, non dall’alto in
basso, bensì da pari a pari, condividendo noi stessi la loro stessa
condizione. Non dimentichiamo che molti giovani, che già non si fanno troppe
illusioni sul loro futuro, vivono un profondo disagio esistenziale,
cercano tuttavia alternative perché attratti da un sentimento di
pienezza, frutto di un bisogno grande di pace, di verità, di vicinanza,
di solidarietà. Toccano con mano la verità di questa espressione di S.
Agostino: “il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Ho incontrato, anche tra noi, gruppi di giovani che vogliono
sperimentare come vivere in fraternità, amici che desiderano impegnare
la vita a servizio degli altri, soprattutto dei poveri, attraverso il
volontariato, nelle sue varie forme, mentre cresce in molti il desiderio
di pace e di comunione tra le persone e tra le nazioni. Gli
insegnamenti di papa Leone sono un punto di sicuro riferimento. Egli è
l’unico al mondo che incoraggia a sperare in un mondo migliore, che
ripete che la pace è possibile mediante il dialogo e non attraverso le
armi, nel rispetto del diritto internazionale. Ho conosciuto poi anche giovani che cercano “oasi di pace”,
che hanno imparato a gustare il silenzio, che desiderano un confronto
con certe persone adulte di cui si fidano, solo perché testimoni del
Vangelo con fatti di vita, giovani che vogliono imparare a pregare per
rapportarsi con Dio e nello stesso tempo desiderano servire i fratelli
con lo stesso cuore di Dio.
- È importante rendersi conto che oggi la Chiesa, ossia la comunità
cristiana di cui fate parte, proprio da voi giovani vuole essere aiutata
a trovare le modalità più giuste, i linguaggi più consoni alla
sensibilità del nostro tempo, per aiutare le persone tutte a ritrovare il centro,
ossia a scoprire dove si trova la sorgente della felicità, della pace,
della fraternità, del rispetto delle persone, come della difesa della
nostra madre terra.
Restaurare la Chiesa non significa costruirla da capo, dopo averla
buttata giù. Non basta criticare. Si tratta di sentirsi coinvolti a
costruire “non una nuova Chiesa, ma una Chiesa nuova”. È come se il Signore dicesse a ciascuno di voi: “Mi
presti il tuo cuore, le tue mani, i tuoi piedi, la tua creatività, il
tuo desiderio di amare nel riportare a bellezza la mia opera? Qui c’è urgente bisogno di ciascuno di voi, delle vostre competenze
professionali, del vostro tempo, ma anche dei vostri sogni, del vostro
entusiasmo, del vostro amore. C’è bisogno del vostro cuore da donare a
chi non è amato, a chi non è amabile, a chi si sente solo e non si
accetta nella sua fragilità. Il Crocifisso risorto si è fatto debole
per condividere la nostra vita, la nostra solitudine, la nostra morte.
Egli ha preso tutto questo su di sé e l’ha portato fin nella notte più
oscura. Solo facendosi una cosa sola con noi ci ha redento. Intanto scoprite il vostro posto nella comunità cristiana, la vostra
personale vocazione. Domandatevi a che cosa il Signore vi chiama: una
vita da spendere in famiglia, nel matrimonio cristiano, ma non scorrete
facilmente via al pensiero di domandarvi anche cosa può dire a voi la
vita consacrata, nelle sue varie forme, la via del sacerdozio
ministeriale, come animatori di comunità cristiane, oppure la vita
missionaria perché la vostra vita diventi rivelazione della sua Vita. Nello stesso tempo, sentitevi amati e perciò chiamati a dare una mano
perché la Chiesa diventi sempre più via di salvezza, una famiglia dove
ci si sente accolti dal Signore e da chi ne fa parte, tanto attesi,
perdonati, rimessi in piedi per camminare sullo stile del vangelo, che è
via di felicità.
- Abbiamo bisogno di scoprire come parlare al cuore degli uomini di oggi,
come intercettare missionariamente i vostri coetanei (quelli che
certamente non vengono al Soccorso come voi!), ma che essi pure hanno
fame e sete di gioia, di felicità, di comunione e di pienezza. Hanno
bisogno di Gesù Cristo, l’uomo Dio, pienezza dell’umano, di cui voi
stessi state facendo esperienza in questi anni di formazione alla vita.
Mi permetto di porvi una domanda personale, un po’ intrigante: “Hai
mai avuto il coraggio di parlare di Gesù ai tuoi coetanei, ai tuoi
compagni di scuola? Hai mai raccontato ciò che fa il Signore con te, con
il gruppo di amici che frequenti, quale gioia ti/vi mette nel cuore? Parlare al cuore è opera divina: solo lo Spirito Santo lo può fare.
Tu parli all’esterno, Lui, invece, parla all’interno del cuore degli
uomini, è il nostro Maestro interiore! Tu racconti di te e del tuo
cammino di fede. Lo Spirito Santo parla al cuore degli uomini, agisce in
modo privilegiato, ossia lo smuove, convince, rassicura, dona la forza
di uscire dal buio, che rende pessimisti. È lo Spirito Santo che scatena
la gioia. Provare per credere!
- Ci sono attorno a noi tanti segni di rinascita della fede cristiana,
ed è bene che lo sappiate avvertire. Esiste una gran voglia di credere e
di sperare.
La vicina Francia registra quest’anno 2026 un aumento esponenziale
record di battesimi tra adulti e adolescenti, superando la soglia dei
20. 000. Si tratta di giovani tra i 18 e i 25 anni. Un fenomeno
inatteso, che sorprende i benpensanti, sempre critici o scettici. Stiamo
assistendo a un risveglio spirituale spontaneo in un paese che è stato
per decenni la capitale della secolarizzazione europea. Oltre la metà
dei nuovi battezzati provengono da famiglie cristiane, il 6 % da altre
religioni, il 18% si dichiara senza religione, espressione di una libera
ricerca di senso, di una sete di interiorità. Il vescovo di Lione ha
ricevuto 500 lettere di lionesi che chiedono il Battesimo. “le lettere rivelano la sensazione di qualcosa che manca, di un vuoto interiore “.
Il Battesimo non è un punto di arrivo, invece, è un promettente inizio,
come sapete, ma quanta strada è necessaria per diventare discepoli di
Cristo.
Cari amici: come sapete, sto per concludere, tra alcuni mesi, il mio mandato come vostro vescovo. Forse questa è l’ultima volta che parlo a voi giovani, tutti insieme.
Cosa posso lasciarvi come raccomandazione finale?
Io ho cercato con tutte le mie forze di esservi un padre che ama e
che serve. Non mi sono mai tirato indietro. Pregherò sempre per voi e vi
ricorderò tutti con affetto di padre e di pastore.
Ora però tocca a voi: non deludete le attese di Dio! Aprite le
frontiere della solidarietà al di là dei soli affetti familiari.
Imparate a riconoscere i molteplici frutti della Pasqua intorno a voi.
Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo: la vostra vita fiorirà,
discreta, ma luminosa, fragile, ma capace di incendiare il mondo. E da
ultimo, amate questa nostra santa Chiesa di Como, una Chiesa martire,
testimone da secoli delle meraviglie dello Spirito che Egli ha compiuto
attraverso la santità di tanti suoi figli e figlie, tra cui la beata
suor Laura Mainetti, don Renzo Beretta, Giulio Rocca e il nostro amato
don Roberto Malgesini, di cui stiamo per iniziare il processo di
beatificazione diocesano. A tutti, buona strada!