Gesù conclude le sue parabole dicendo
che chi è divenuto suo discepolo “è
simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose
antiche”.
Così dovremmo essere noi cristiani:
ricercatori, capaci di discernere, riconoscere, estrarre dal tesoro del nostro
cuore ciò che vale, che è importante per la nostra vita e per costruire una
società che attui i valori del Regno di Dio che Gesù annuncia.
Di questa capacità di discernimento
parla anche la prima lettura presentandoci la figura di Salomone. “Hai domandato per te il discernimento”:
afferma il Signore davanti alla scelta fatta da questo ragazzo che riconosce la
fatica: “non so come regolarmi”. Sono
parole che anche noi a volte abbiamo sulle labbra: non so come fare, che scelta
compiere, come comportarmi in questa e quest’altra situazione… Questa
consapevolezza della propria incapacità apre la strada alla richiesta del dono
più importante: un cuore saggio, un cuore capace di discernimento. “Concedi al tuo servo un cuore docile perché
sappia rendere giustizia e distinguere il bene dal male”.
La situazione attuale che stiamo attraversando
chiama tutti, e noi cristiani in primo luogo, a guardare avanti con saggezza
imparando a distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Ci chiama con
urgenza a discernere, valutare, scegliere…
Ma perché questo avvenga occorre un
cuore libero, illuminato, che non si lascia indurire da pensieri malvagi, dalla
bramosia di possedere e dominare. Il nostro cuore più lo liberiamo dai nostri
desideri, dai nostri egoismi e più sarà capace di orientarsi al tesoro, alla
perla preziosa. A quell’essenziale che riempie la vita di significato e di
gioia.
Come il contadino e il mercante delle
prime due parabole: vendono tutto pur di avere il meglio, l’unica cosa di
grande valore. Non si sottopongono a un sacrificio, anzi fanno un affare, che
dona loro gioia. Disposti a lasciare e perdere qualcosa, pur ti ottenere il
meglio. Oggi questo ci è chiesto.
Il nostro cuore deve diventare capace
di discernere ciò che conta davvero per la nostra vita da ciò che è meglio
mettere in secondo piano o lasciare perdere totalmente.
Non abbiamo ancora capito che non
possiamo continuare a vivere sopra le nostre reali possibilità, che non
possiamo sfruttare e deturpare la natura a nostro piacimento? che non possiamo
fare a meno gli uni degli altri, che ridare importanza alle relazioni
famigliari è decisivo, che condividere ed essere solidali è il segreto per un
domani più giusto e sereno? Discernere, valutare: da soli e insieme, come
comunità, per orientare il cuore e le scelte al tesoro vero, a ciò che conta
veramente.
Occorre decidersi mentre siamo in
tempo. Lo ricorda la terza parabola ascoltata: “il Regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare che raccoglie
ogni genere di pesci”. E’ un’immagine molto bella: dice che l’agire di Dio
è un agire che salva: Lui raccoglie tutta l’umanità, nessuno escluso nel suo
abbraccio di salvezza; ci strappa dai gorghi del mare (simbolo del male) e ci
raccoglie nella rete del suo amore.
Tuttavia a questa immagine fa subito seguito
un’operazione di scernita, di separazione tra “pesci buoni e cattivi, (marci)”.
Per ricordarci che, se Dio vuole
salvare tutti, dipende però da noi, dalle nostre libere scelte stare nel suo
abbraccio o rifiutarlo. Questo dipende da come e verso chi si orienta la nostra
vita, quale è il tesoro e la perla per cui abbiamo speso noi stessi e le nostre
energie.
Appare chiaro il legame con le prime
due parabole. Tutte ci ricordano che vivere non è semplicemente lasciarsi
vivere, lasciarsi trasportare dall’onda, ma piuttosto ricercare ciò che vale,
quel Regno che è già dentro la storia ma che va scoperto e fatto proprio come
un tesoro, una perla. Questo oggi diventa fondamentale se vogliamo aprirci a un
futuro di speranza, di pace.
Lasciamoci guidare dallo Spirito del Signore
che opera nel nostro cuore e saremo così portati a discernere tra le tante
proposte, parole, idee, cose, ciò che veramente conta e vale, il tesoro
prezioso, la perla nascosta che altri non è se non Gesù e la sua Parola.