sabato 9 marzo 2024

"Tenebra e luce" - Quarta domenica di Quaresima

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”. “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo”. Siamo veramente immersi in un mare di amore.

Tuttavia non sempre ce ne rendiamo conto.  Perchè?

Forse perché viviamo in una realtà segnata da ciò che è opposto all’amore. Siamo immersi in questa vita piena di assurdità e di male, in questa esistenza segnata da menzogne, paure e tanta violenza.

Questa situazione si pone in pieno contrasto con quell’amore di Dio annunciato portandoci perfino a dubitare di Lui. Se Dio è amore, perché tutto ciò? Perché questo amore permette il dilagare del male? Perché?  Sono domande che ci bruciano dentro e mettono in crisi l’annuncio di gioia di un Dio che ci ama.

Domande che tormentavano anche il buon Nicodemo che va di notte da Gesù e lo interroga. Ha bisogno di capire, ha bisogno di luce, ha bisogno di fugare i suoi dubbi.

Gesù lo aiuta e ci aiuta prendendoci per mano a passare oltre le paure, i dubbi, le incertezze che la vita ci pone innanzi.

Già con il suo atteggiamento Gesù ci dimostra che “Dio ha tanto amato il mondo”; lo ha amato da sempre. Lo ama ora, oggi, così com’è. Non lo giudica: “non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma per salvarlo”. E come lo salva?

Lo salva con un amore che si abbassa mettendosi al nostro fianco e dentro la nostra debolezza e fragilità, assumendola in sé e superandola, aprendo ogni nostra situazione di peccato, di male, a possibilità di nuovo inizio.

Per questo Gesù richiama il cammino dell’antico popolo d’Israele che dall’esilio viene risollevato grazie all’intervento amoroso e imprevedibile di Dio, che attraverso un pagano e straniero, Ciro, opera per riportare il popolo alla libertà, come abbiamo ascoltato nella 1a lettura. Così Dio continua oggi ad operare in mezzo a noi con presenza nascosta e imprevedibile che ci accompagna sempre, quando meno ce lo aspettiamo, per risollevarci a portarci a libertà, a novità di vita.

A noi, come al suo popolo eletto, chiede di alzare lo sguardo, di riconoscere la Sua presenza e vicinanza lì proprio dove sembra prevalere il male. In mezzo ai ‘serpenti’ alza lo sguardo e scopri che Lui è lì per donarti salvezza. Davanti al male e alla morte alza lo sguardo e scopri che Lui è lì inchiodato dal male e dalla morte per dirti che non ti abbandona anzi proprio attraverso queste dolorose esperienze ti risolleva e ti dona la vita vera.

Lui è lì. Gesù è stato mandato dal Padre perché l’uomo si salvi. Gesù è “la luce è venuta nel mondo”, essa ci fa conoscere e ci svela la fedeltà di Dio e il Suo amore.

Per noi allora si tratta di scegliere: “gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce”. Forse è questo che ci manca. Il Coraggio di scegliere. Il coraggio di vivere nella sua luce. Il coraggio di innalzare lo sguardo verso colui che nel suo amore per noi è stato innalzato sulla croce, così che “chiunque crede in Lui ha la vita eterna”.

Ci manca questo coraggio perché se guardassimo a Lui e ci lasciassimo amare la nostra vita sarebbe rovesciata: come possibile riconoscersi amati e poi non amare? Continuare a odiare, a litigare, a insultare, a mentire? Forse è questa paura di cambiare rotta, di uscire dal nostro io, di schierarci per Lui, (come fu per Nicodemo) che ci impedisce di riconoscere fino in fondo l’amore che Dio nutre per noi.  

Se ci lasciamo prendere per mano da Lui, possiamo essere risollevati dal male che oscura il cammino. Solo lasciandoci prendere per mano e amare da Lui: perché –come ci ha ricordato Paolo– “ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; per grazia siete stati salvati”.  

Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Tanto da dare suo Figlio. E ci lasciamo amare così da essere in Lui figli amati, risollevati, salvati.  In Lui allora ci impegniamo non tanto per salvare il mondo ma per amarlo; ci impegniamo non per convertire le persone, ma per amarle. Come ne siamo capaci.

E questo perché così fa Dio verso ciascuno di noi. Perché solo così si passa dalle tenebre alla luce, dal male al bene, dalla morte alla vita.

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