sabato 14 marzo 2026

"Semi di luce, semi di pace" - Quarta domenica di Quaresima

 

La profezia e il coraggio di restare accanto al proprio popolo. 

 

Padre Pierre El Raii, ucciso in libano, era rimasto insieme ai suoi parrocchiani. Come migliaia di altri missionari. La scelta di restare a fianco di un popolo, anche quando l’odio e la guerra intorno sembrano prevalere, ha da sempre un valore profetico per gli uomini di Chiesa.

Decisero di restare i martiri di Tibhirine, nell’Algeria dilaniata dagli scontri tra gruppi armati islamisti e forze dell’esercito nazionale, a metà degli anni Novanta. Il loro sacrificio compie trent’anni e il testamento spirituale scritto prima di morire da padre Christian de Chergé rimane una pietra miliare per la fede cristiana. «Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio e a questo Paese». Fu questo lo straordinario incipit della riflessione lasciata ai posteri dal priore trappista, ucciso con altri sei monaci. Decisero di restare, decidono tutti i giorni di restare a fianco dei loro popoli, migliaia di missionari in tutto il mondo. Tanti hanno perso la vita uccisi “in odium fidei”, in odio alla fede, tanti altri hanno combattuto la battaglia impopolare della pace e della riconciliazione in nome e per conto dei popoli a cui sono stati inviati, testimoni della Chiesa universale. Più una battaglia appare persa, più si troveranno questi discepoli dell’impossibile che portano avanti intere comunità spesso in solitudine. Sono l’amore per il prossimo e la risposta a una vocazione unica le ragioni alla base di questo impegno, che dà vita e anima parrocchie e gruppi di frontiera, fino agli estremi confini della terra e a volte fino al momento della Croce.

Ha deciso di restare anche padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita di uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, ucciso lunedì mentre accorreva nel luogo in cui erano rimasti feriti alcuni suoi parrocchiani. È stato vittima di bombardamenti insensati che ormai non distinguono più gli obiettivi militari dagli obiettivi civili, che considerano l’aver colpito persone e sfollati alla stregua di un danno collaterale. Che la guerra sia diventata la regola e non l’eccezione lo ha dimostrato, ancor di più paradossalmente, la decisione dell’esercito israeliano di sospendere ieri per alcune ore, in occasione dei funerali del sacerdote, gli attacchi nel tratto orientale del fronte di guerra, per consentire la partecipazione alle esequie di un generale libanese. Papa Leone XIV ha ricordato che «in arabo “Al-Rahi” significa “il pastore”. Padre Pierre è stato un vero pastore, che è rimasto sempre accanto al suo popolo, con l’amore e il sacrificio di Gesù Buon Pastore. Voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano».

Quanti semi di pace sparsi con il sangue sono stati gettati in questi giorni di guerra in Medio Oriente e in tanti altri scenari bellici puntualmente dimenticati? Quanti uomini di Dio (e non solo di Chiesa) stanno spendendo la loro esistenza, pagando il prezzo più alto, nel silenzio dei potenti e dei media? Sono testimoni indifesi questi “martiri” religiosi e civili, ma anche centinaia di bambini innocenti, i primi ad essere sepolti sotto la polvere insensata delle armi. La profezia sta proprio in questo: vivere «questo momento di grave prova», per usare le parole del Papa, senza mai far venire meno la speranza. È la speranza cristiana che rimanda in ultima analisi alla logica evangelica, della vita più forte persino della morte e di chi l’ha provocata.

Era questo, che faceva dire, nell’incombenza della fine, queste ultime parole a padre de Chergé. «E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso».

 

di DIEGO MOTTA (da Avvenire)

 

 





venerdì 6 marzo 2026

"Sete di vita, di fraternità, di pace" - Terza domenica di Quaresima

 

Il Papa ai leader dei popoli: «Dite no ai progetti di morte» 

La Cei: preghiera e digiuno

La Presidenza dei vescovi italiani chiama i fedeli a digiunare e pregare per la pace nella giornata di venerdì 13 marzo.

 

«Ascoltiamo il grido delle vittime. La guerra non è mai la risposta». «Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità». È un invito a pregare «per il disarmo e la pace», invocando la conversione dei «nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza», quello lanciato da Leone XIV.

La Conferenza episcopale italiana ha annunciato per venerdì 13 marzo una giornata di preghiera e digiuno per la pace. Mentre l’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi in Libano ha diffuso, al termine dei suoi lavori, una dichiarazione in cui si esprime «profonda preoccupazione» per la pericolosa escalation di violenza e guerra nel Paese dei Cedri e nell’intero Medio Oriente – che sta seminando vittime innocenti, costringe tante famiglie alla fuga e peggiora ulteriormente la situazione umanitaria – e si chiede l’«arresto immediato della spirale di violenza» e la ripresa del dialogo.

Insomma: «Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi» – per usare le parole di Prevost all’Angelus di domenica scorsa, dedicate a «quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran» dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele a Teheran – la Chiesa cattolica non si rassegna. E risponde con le sue “armi”: la preghiera, il digiuno, la promozione del dialogo e dell’azione diplomatica, l’impegno per la pace, la giustizia, la fraternità.

Nell’indire per venerdì 13 marzo una giornata di preghiera e digiuno per la pace «la Presidenza della Cei ribadisce, ancora una volta, che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune ». In particolare, si pregherà perché «si apra presto un cammino di pace stabile e duratura» e perché «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».

 

«Signore, disarma i cuori dall’odio e dall’indifferenza» 

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen. Signore della Vita, che hai plasmato ogni essere umano a tua immagine e somiglianza, crediamo che tu ci abbia creati per la comunione, non per la guerra, per la fraternità, non per la distruzione.

Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi”, donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia. Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia.

Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione. Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.

Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.

Spirito Santo, rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana: nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre città. Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo. Amen 

 

Leone XIV


sabato 28 febbraio 2026

"Ascoltatelo!" - Seconda domenica di Quaresima

 


Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo - Nn. 9-10; anno 1965.
Gli interrogativi più profondi dell’uomo.
 
   Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli. Per questo si pone degli interrogativi.
   In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; dall’altra parte si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato a una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe (cfr. Rm 7, 14 segg.). Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società. Certamente moltissimi, che vivono in un materialismo pratico, sono lungi dall’avere la chiara percezione di questo dramma, o per lo meno, se sono oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci. Molti credono di trovare pace in una interpretazione della realtà proposta in assai differenti maniere. Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione dell’umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell’uomo sulla terra appagherà tutti i desideri del loro cuore. Né manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l’audacia di quanti, stimando vuota di ogni senso proprio l’esistenza umana, si sforzano di darne una spiegazione completa solo col proprio ingegno. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?
   Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di sopra di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (cfr. Eb 13, 8).

sabato 21 febbraio 2026

Prima domenica di QUARESIMA - Messaggio del Vescovo

 

Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”

Il messaggio del Vescovo Oscar per la Quaresima 2026

Un gruppo di cristiani, in una mia recente visita alla loro Comunità, mi ha chiesto di offrire loro qualche suggerimento per vivere individualmente, o insieme, il tempo quaresimale, ormai alle porte. Vorrebbero giungere preparati a celebrare la grande veglia, nella santa notte pasquale, durante la quale rinnovare la scelta del proprio Battesimo e confessare la fede in Dio uno e trino.

Ecco alcune possibili esercizi quaresimali che offro a quanti desiderano avvantaggiarsene. È necessario una lenta elaborazione, tale da occupare il periodo quaresimale.

1.     Leggete, in questo periodo di Quaresima, il Vangelo del giorno e poi considerate se il vostro cuore è davvero assimilato dalla logica di Gesù. Riconoscete con realismo quanto i vostri pensieri e le vostre reazioni, le scelte quotidiane come le preferenze assomigliano a quelle di Gesù o quanto sono distanti.  La conversione alla mentalità evangelica non è solo un cambiamento morale, ma richiede una trasformazione profonda del proprio modo di vedere, di giudicare e di agire. Scoprirete che esistono in voi tante zone della vostra personalità non ancora evangelizzate, espressioni di voi stessi che si differenziano o non collimano perfettamente con lo stile evangelico di Gesù. La conversione consiste nell’avvicinarsi sempre più al Signore Gesù e alle sue scelte di vita.

2.     Prendete la decisione, sempre costosa, eppure coraggiosa e umile, di non mettere al centro voi stessi, per lasciare libero spazio agli altri. Si tratta di un vero e proprio non facile decentramento del proprio io. La vera comunione con i fratelli non consiste nel riconoscere che le loro scelte coincidono con le nostre. Occorre imparare, piuttosto, ad accettare le persone anche quando le loro preferenze ci mettono alla prova e ci sfidano. Nella ricerca della verità si cresce accogliendo anche le divergenze, perché essa non ci appartiene totalmente.  Va piuttosto benevolmente ricercata, anche attraverso modalità e linguaggi che non ci appartengono, ma che si può attingere solo ricevendola dagli altri. Qualcuno ha scritto che dobbiamo essere disposti a riconoscerci tra “coloro che cercano insieme a chi cerca, e coloro che si interrogano insieme a chi domanda”.

3.     Infine (ed è un esercizio non facile!) occorre imparare ad accettare la situazione che si sta attraversando, riscegliendola benevolmente come una grazia che Dio ci concede, senza tentare di evadere o di credere che se fossimo altrove, o con altre persone, tutto riuscirebbe meglio. Disponetevi ad accettare le prove, le tensioni, come pure le contraddizioni del mondo, senza rifiutarle. La Provvidenza di Dio, ossia ciò che Egli opera silenziosamente in vostro favore, giorno per giorno, vi aiuterà a credere che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28). E questo anche quando le cose sembrano andare male!

Acquistiamo occhi amorevoli e in tutto riconosceremo l’opera della grazia di Dio in noi e ci convinceremo che il tempo che viviamo, come il servizio che svolgiamo, sono un grande aiuto per continuare a crescere nella fede.

    Oscar Card. Cantoni, Vescovo di Como