sabato 1 agosto 2026

"O voi tutti assetati, venite all'acqua..." - L'ultimo editoriale di don A.Mazzi

 

CHE COSA NON VA OGGI NEGLI ADULTI

Temo che non abbiamo più genitori capaci di interpretare e vivere le difficoltà. Per questo li invito a riflettere e commentare con i figli il mio “Decalogo Straordinario”

Oggi ai nostri adolescenti mancano adulti “veri”, amicizia, speranza nel futuro… Sembra poco? No, è tutto quello che serve per diventare grandi. Proviamo a declinare meglio i tre aspetti.  

Partiamo dagli adulti: cosa c’è che non va in quelli dei nostri giorni?

Non abbiamo più adulti. Siamo diventati solo vecchi, non adulti, forse perché abbiamo dimenticato come si fa a diventarlo. L’adulto è colui che sa rendere testimonianza in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni situazione, quando le cose vanno bene e anche quando vanno male. Oggi invece non abbiamo adulti “veri”. Soprattutto non abbiamo genitori capaci di interpretare e di vivere le difficoltà.

Tantissimi contatti, pochi amici

Veniamo al secondo punto, l’amicizia. Oggi che tutti i giovani hanno migliaia di contatti sui social con tantissimi “amici”, magari si incontrano, si frequentano ma hanno smarrito il significato vero di amicizia, di gioco insieme. Durante l’adolescenza si sogna insieme. E si sogna insieme perché ci si sente amici. Oggi non succede più, chiediamoci perché…
E tornando ai genitori, mi limito a dire due cose, che siano due suggerimenti per le madri e i padri di questi giorni.
Il primo è il dovere di testimoniare. Testimoniare vuol dire non fermarsi alla superficie, ricordarsi che esiste una vita interiore. Certo, anche questa è una parola che va chiarita, troppo spesso usiamo parole come chiacchere. Le parole che contano sono frutto della verità. Testimoniare vuol dire rendere concreto quello che si dice, vuol dire incarnare le parole dopo averle dette, cioè essere esempi importanti per i nostri ragazzi.
Il secondo è aiutare gli adolescenti a volersi bene. Oggi non si vogliono bene e non perché siano cattivi. Non si vogliono bene perché sono tristi, è scomparso il sorriso dai loro volti. Qualcuno dice che, dopo la pandemia, sia aumentata l’incertezza del futuro. È vero, ma non basta a spiegare questa situazione di disorientamento generale.
L’incertezza nel futuro c’è sempre stata, ma una cosa è vedere il futuro con speranza oppure vederlo con disperazione. Noi adulti dobbiamo tornare a dire ai giovani che qualcosa di bene verrà, che vale la pena scommettere sul futuro, che la speranza è tutto.
Certo, per dirlo, ci vorrebbero degli adulti. Che però, non essendo cresciuti, non sono in grado di dirlo. Torniamo a testimoniare ai nostri adolescenti la bellezza del sorriso che è segno di speranza.

Che cos’è essere adulti

Sapete che a me piacciono molto i decaloghi. Oggi ve ne regalo uno, il “Decalogo Straordinario” che vorrei che i genitori leggessero e commentassero con i propri figli, basterebbe un punto al giorno.
1. Nell’alfabeto della vita, le parole amore, dolore, speranza, mistero, devono far parte del quotidiano.
2. La vera tristezza non è quando la sera non sei atteso da nessuno al tuo rientro a casa, ma quando spegni la luce perché non attendi più niente dalla vita.
3. Abbiamo tutti nel nostro passato una soffitta vera o virtuale: disordinata, tenera, spaventata, rischiosa. Torna di tanto in tanto a rovistarla.
4. Devi smentire il detto per il quale sarebbero più numerosi gli uomini che alzano i muri, rispetto a quelli che costruiscono ponti.
5. Un uomo saggio non mette mai fretta alla storia, ma l’accetta intera.
6. Diventerai grande il giorno che saprai trovare la verità e la felicità anche dentro le solitudini, le tragedie e le commedie dei tuoi vicini.
7. Tutte le battaglie della vita servono ad insegnarci qualcosa: soprattutto quelle che perdiamo.
8. Lo stolto cerca la felicità lontano, il saggio la trova guardandosi attorno.
9. Ad una persona felice basta un sacco a pelo, ad una infelice non basta nemmeno un maniero.
10. Il bello del futuro è che un evento triste, difficile, complesso può accadere anche domani e per te deve essere, solo e sempre, “un pezzo di vita” straordinario.

Don Antonio Mazzi – n 27/2026 dell’8 luglio


sabato 25 luglio 2026

"Io non ti dimenticherò mai! - Giornata dei nonni e della carità verso il Venezuela.

 

 

 

 

 

 

 

“Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15) è il tema della VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che la Chiesa celebra nella Festa dei Santi Gioacchino ed Anna, 26 luglio 2026

“L’amore di Dio, che non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi – scrive Papa Leone XIV nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani-. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia”.

“Questa Giornata – è un altro passaggio del Messaggio – sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa

“Cari anziani e anziane -si legge verso la fine del Messaggio- Papa Francesco parlava di voi come di un “nuovo popolo” (Catechesi, 23 febbraio 2022), in quanto il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana. È allora quanto mai importante con voi, “nuovo popolo”, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilità, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita. Infatti, quando è accettata e riconosciuta, la fragilità «apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera. È così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. Gv 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: «Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza» (Is 30,15). Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera. In questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero”.