LA TENDA DI MAMRE, un luogo di silenzio e di ascolto, di ricerca e di incontro, di preghiera e di pace.
martedì 26 novembre 2019
domenica 24 novembre 2019
Scommetti che... Gesù re dell'universo.
Scommetti che…:
le nostre giornate e i nostri dialoghi sono spesso accompagnati da questa
frase. Scommetti che vince l’Inter? Scommetti che domani ci sarà il sole?
Scommetti che Tizio alla fine molla Tizia?....
Scommettere è,
alla fine, prendere parte, mettersi da una parte piuttosto che da un’altra…
La festa di oggi
la possiamo vivere come una scommessa…
Siamo al termine
di una anno liturgico durante il quale come cristiani abbiamo seguito Gesù,
passo passo.
Siamo pronti a scommettere
per Lui? A riconoscere che alla fine è Lui che vince? Sì perché attribuire a
Gesù il titolo di re, come oggi la chiesa fa, altro non è che riconoscere che è
Lui il vincitore, che la sua vita, la sua Parola, le sue scelte sono vincenti.
E il brano di
vangelo ci porta al momento cruciale, nel vero senso della parola…, dove siamo
tutti chiamati ad assumere la nostra posizione, a prendere parte per Lui o
contro di Lui, a scommettere dunque su chi vince veramente.
La frase centrale
è una scritta: “Costui è il re dei Giudei”.Su
questa affermazione i diversi personaggi sono chiamati a scommettere. Da una
parte quanti lo deridono (la maggior parte): popolo, capi, soldati. Dall’altra
malfattori/ladroni che in modo diverso prendono anch’essi posizione.
Il punto centrale
su cui la scommessa si muove è: “se tu
sei il re dei Giudei salva te stesso”. Salva te stesso: allora sì che ti
riconosciamo vincente, re, Messia…
Ci siamo anche
noi tra tutti questi personaggi; anche noi chiamati a prendere posizione. A scommettere.
Se sei Dio salva
te stesso, salva noi, me, tutti, rendici la vita facile, liberaci da tutti i
problemi… E’ la tentazione di scommettere su una logica di forza, di potere, di
dominio..
Non a caso il
vangelo ci presenta uno, l’unico, la minoranza, che vede Gesù con occhi
diversi, che arriva a fidarsi di lui a scommettere su di Lui. Il cosiddetto
buon ladrone, che probabilmente di buono aveva poco…, ma che alla fine sa
decidere da che parte stare. Le sue parole ci dicono cosa ha visto in Gesù: uno
che sta al nostro fianco, che condivide le nostre pene (“condannato alla stessa pena come noi”); uno che ha sempre fatto del
bene (“egli non ha fatto nulla di male”);
uno del quale ci si può fidare (“ricordati
di me”) perché nonostante tutto lo si riconosce vincente (“quando sarai nel tuo regno”).
Scommettere su
Gesù, riconoscerlo vincente, re, anche per noi cristiani significa oggi
accostarci a lui come il buon ladrone.
Riconoscere in
Lui il Dio che condivide le nostre pene, che fa bene ogni cosa, che non ci
abbandona pensando solo a se stesso (salva te stesso), ma si perde per noi, si
dona per salvarci con Lui nel suo regno, aprendoci le porte a una vita feconda,
piena, realizzata.
Significa per noi
riconoscere allora che ci si salva solo perdendoci, donandoci; che il più
grande non è chi salva se stesso, ma salva gli altri donando se stesso. Gesù, aveva
detto ai suoi discepoli che solo chi perde la sua vita la salva; ora sceglie di
salvare se stesso perdendosi, donandosi e non scendendo dalla croce. Questa è
la strada anche per noi: scegliere di vivere donandosi; perderci per ritrovarci
e salvarci. Gesù capovolge la logica di potere e di forza che regge L’idea umana
di re, di vincitore. Gesù vince perché si perde, condivide e così facendo salva
gli altri e se stesso.
La chiesa, di cui
ciascuno di noi è parte, scommette su Gesù, seguendo questa stessa strada, fino
a perdersi per stare con quanti si sono persi e condividere così la presenza
misericordiosa di Dio, far fiorire lì, dal basso, il suo Regno.
La festa di oggi
dunque ci invita da una parte a ringraziare (2 lettura) Dio che in Gesù ci dona
pienezza di vita. Dall’altra a sentirci uniti a Gesù; come dice la prima
lettura: “noi siamo tue ossa e tua carne”,
siamo uno con Te.
Questo non è
altro che scommettere che con Lui e facendo come Lui possiamo generare una
storia nuova, far fiorire il suo Regno che trova tutta la sua forza nell’amore
che si dona, condivide e serve, si perde per far sì che tutti possano
ritrovarsi, salvarsi, realizzare la propria vita.
Tornando alla
frase centrale: “Costui è il re dei
Giudei”?. No, non solo: Gesù è il re dell’umanità, dell’universo, è il
cuore della storia, perché è l’amore che non trattiene nulla e donando tutto
salva tutti.
giovedì 14 novembre 2019
Domenica 17 novembre: Giornata mondiale dei poveri.
La speranza dei poveri non sarà mai delusa (Sal 9,19)
Le parole del Salmo manifestano una incredibile attualità. Esprimono una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nel cuore dei più poveri: restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita.
La condizione che è posta ai discepoli del Signore Gesù, per essere coerenti
evangelizzatori, è di seminare segni tangibili di speranza. A tutte le comunità
cristiane e a quanti sentono l’esigenza di portare speranza e conforto ai
poveri, chiedo di impegnarsi perché questa Giornata Mondiale possa
rafforzare in tanti la volontà di collaborare fattivamente affinché nessuno si
senta privo della vicinanza e della solidarietà. Ci accompagnino le parole del
profeta che annuncia un futuro diverso: (Ml 3,20). «Per voi, che avete timore del mio
nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia»
Dal Messaggio di Papa Francesco - per il testo intengrale clicca qui: Messaggio Papa
venerdì 1 novembre 2019
Santità per tutti
“Siamo carovana di Dio che torna alla casa del Padre”
dice un canto scout. Un’immagine bella di una umanità in cammino verso una
casa, verso un Padre. Un’immagine che esprime bene la festa di oggi.
E’ la moltitudine
immensa di cui parla la prima lettura.
Da questa
immagine lo spunto per alcune riflessioni.
Innazitutto la
santità di cui parliamo oggi è una santità allargata: di tutti e per tutti.
Nessuno escluso. Se uno solo è Dio ed è Padre, se Lui ci ha voluti suoi figli
(come ci ha detto la seconda lettura) perché abitati dal Suo stesso Spirito,
non possiamo che essere tutti attesi da Lui il Santo, non possiamo che
riconoscere nella santità l’orizzonte della nostra vita. Dunque non solo i
cristiani… Ma uomini e donne che la vita non l’hanno tenuta gelosamente per sé,
ma sono stati generativi di una storia nuova, secondo Dio, uomini e donne che
hanno vissuto da figli e fratelli, che hanno generato relazioni profende di
amore, di pace: questi i santi.
Si tratta di uomini
e donne silenziosi, cioè non appariscenti… (oggi c’è questa mania di apparire…).
I santi invece non fanno rumore, non sono super eroiche cercano successo…
Sono piuttosto “i
santi della porta accanto”: uomini e donne, nonni, genitori, amici… sconosciuti,
che in modo silenzioso e nascosto hanno lasciato segni di vita.
Impariamo a
riconoscerli, a ringraziarli, a seguirne l’esempio.
La quotidianità
come spazio per una vita bella, realizzata, cioè santa. Quella quotidianità
fatta di piccole cose, a volte ripetitive, ma vissute con amore rinnovato. Non
dimentichiamo l’importanza di queste piccole cose attraverso le quali Dio si
rivela e santifica la nostra vita:
Ricordiamo
come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari. Il
piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa. Il piccolo
particolare che mancava una pecora… Il piccolo particolare della vedova che
offrì le sue due monetine…. La comunità che custodisce i piccoli particolari
dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono
uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la
va santificando secondo il progetto del Padre.
Piccoli segni
tuttavia intessuti di Vangelo (sia che queste persone l’abbiano conosciuto o
meno…), intessuti di quelle Beatitudini che del vangelo sono il cuore. Sono la
mappa, la strada della santità.
P.Francesco nella
Gaudete ed exultate le commenta e le
concretizza, traducendole in scelte, atteggiamenti quotidiani, da attuarsi con
il coraggio di una vita alternativa, controcorrente (e per questo faticosa a
volte…la fatica della santità che porta a “lavare
le vesti nel sangue dell’Agnello”).
Questo è il
cammino della carovana di Dio…
E per noi
cristiani questo cammino dovrebbe essere più agevole: abbiamo la grazia di
conoscere, di sapere, di aver incontrato il Santo. A volte invece tentenniamo….
Scopriamo invece persone
che pur non conoscendo Cristo vivono come lui e realizzano la Sua Parola che
pure non conoscono. Questo da una parte conferma che la santità è per tutti,
nessuno escluso. Nel contempo tuttavia ci sprona a dare un colpo d’ala alla
nostra vita, a dare respiro al nostro vivere per saper tendere a quella santità
che rende la vita feconda, generativa, capace di portare dentro le relazioni
quotidiane e dentro la storia del nostro tempo tutta la freschezza e bellezza
del vangelo.
La festa di oggi
non si riduca allora a un momento di velata rassegnazione (loro sì, ma io cosa
vuoi che faccia…) o a un momento di isolata nostalgia nel ricordo di chi è già
oltre, di chi ci sta davanti (i nostri defunti), ma riaccenda in noi la
consapevolezza che ciascuno, io per primo posso vivvere la santità, perché Dio
mi abita, mi da forza, mi ha reso figlio suo e la mia vita ha un orizzonte di
infinito: Dio stesso il Santo. Dunque non crescere nella santità è fallire la
vita, è sciuparla fino a restituirla infeconda.
Noi siamo figli
di Dio: mossi da questa certezza viviamo da figli che ascoltano la voce del
Padre, la sua Parola, come ha fatto la tutta santa, Maria, così da rendere la
nostra vita capace di generare, di dare carne a quella stessa Parola attraverso
le nostre scelte quotidiane.
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