sabato 6 aprile 2024

"Pace a voi!" - Seconda domenica di Pasqua 'in albis'


“Pace a voi”. Così, sempre, il Risorto si presenta ai suoi amici. Sono le sue prime parole, il suo primo dono dopo essere risorto dai morti. “Pace a voi”.

Che cosa ne abbiamo fatto di questo dono? E’ la domanda che il nostro Vescovo ci pone nell’invito che ha rivolto a tutte le comunità a vivere questa settimana di ottava, che oggi si chiude, dedicando ampi spazi di preghiera e di adorazione eucaristica, per riscoprire lì, nel pane offerto e donato, Colui che è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

Così dice il nostro vescovo: “Il mondo attraversa, ancora una volta, un momento difficile. Non possiamo nasconderci che l’invito del Risorto – «pace a voi» – mentre continua ad alimentare la speranza e gli sforzi di riconciliazione compiuti da tanti «operatori di pace», risuona al tempo stesso nelle coscienze di tutti come un rimprovero. Che cosa ne abbiamo fatto della pace? Questo interrogativo vale per il mondo a tutti i livelli, ma anche per la Chiesa, nella quale dobbiamo purtroppo constatare, con amarezza e profondo senso di vergogna, che divisioni, invidie e gelosie non sono del tutto assenti. Per questo abbiamo tutti bisogno di tornare a Dio, di piegare le ginocchia del corpo e del cuore davanti a lui per rimetterlo al centro della vita, dei pensieri e delle azioni della Chiesa”.

E’ un interrogativo che ci tocca tutti come cristiani, come comunità. Davanti all’immagine eloquente di una comunità capace di vivere in profonda comunione, “un cuor solo e un’anima sola” come ci ricorda il testo degli Atti degli Apostoli, capace di condividere i propri beni con chi fa più fatica (“quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno”… più o meno come facciamo oggi!!), capaci così di “testimoniare con grande forza la risurrezione del Signore”, oggi siamo chiamati a rivedere il nostro essere cristiani, a ripensare lo stile delle nostre comunità, nella consapevolezza che divisioni, invidie, gelosie, egoismi non generano assolutamente la pace, anzi sono il segno che il dono della pace che il Risorto ci consegna non lo abbiamo ancora accolto.

Tuttavia Lui non si stanca di farsi presente tra noi nonostante le nostre chiusure, paure e fatiche. Torna, otto giorni dopo, torna sempre, per vincere la nostra incredulità e durezza di cuore. Torna per rinnovare il dono e offrirci Colui che della pace è la sorgente: lo Spirito. «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Quello Spirito che porta la pace attraverso il perdono, la misericordia che viene dal Padre e che siamo chiamati non solo ad accogliere ma anche a distribuire. Senza perdono non potrà mai fiorire la pace! Quel perdono che nasce dalle ferite del Cristo, e di ogni cristo: “mostrò loro le mani e il fianco”, “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”. Da quelle ferite è venuto il dono dello Spirito che genera misericordia e pace.

Con la forza dello Spirito, e “con l’acqua e con il sangue”, esplicito riferimento di Giovanni nella seconda lettura al Battesimo, siamo stati “generati da Dio” per vincere il mondo con la nostra fede e testimoniare a tutti la vita nuova di figli nell’amore verso Dio e verso il prossimo.

Proprio attraverso il Battesimo, rinnovato nella veglia pasquale, siamo stati immersi nella vita della Trinità, nella comunione d’amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. Rinnovati dalla misericordia della Trinità santa, siamo chiamati a diffondere questo amore misericordioso toccato, sperimentato, come Tommaso, nel Cristo crocifisso e risorto, riconosciuto come “Mio Signore e mio Dio”.

“Pace a voi” allora non resterà solo un bel saluto ma si tradurrà in relazioni nuove che, cariche di amore misericordioso, porteranno a costruire in questa nostra tormentata umanità, comunità coraggiose nel vivere la logica nuova del vangelo, rifiutando ogni forma di violenza, verbale e fisica, per generare nella mitezza e nella giustizia un futuro di vera pace. “Beati – dunque - quelli che non hanno visto e hanno creduto” e con la loro fede vincono il mondo, seminatori, dentro le ferite di questa nostra umanità, di quella misericordia che tutto risana e apre a vita nuova, a nuove possibilità, a rinnovata speranza.

sabato 30 marzo 2024

"Fede, speranza, amore". PASQUA DI RISURREZIONE


Pasqua. Cosa dice a noi oggi questa festa?

Dalla Parola ascoltata e da quanto abbiamo celebrato in questi tre giorni possiamo raccogliere un triplice messaggio-invito.

Primo messaggio-invito. Per tutto e per tutti c’è un ‘oltre’. Oltre gli sbagli, oltre i fallimenti, oltre la crisi, oltre il peccato, oltre la morte… Gesù il crocifisso-risorto ci porta oltre tutto ciò, verso una costante novità (si può sempre ricominciare da capo), verso una pienezza di vita, meta verso la quale tendiamo. Dunque non scoraggiarti se ora ti senti in croce, se senti il peso di una pietra che chiude la tua vita come in una tomba. Con Gesù si può andare oltre, si possono rovesciare anche i macigni più pesanti.

E’ l’invito alla speranza riposta in un persona: Gesù.

Secondo messaggio-invito. Chi vince non è l’odio e la violenza, il potere e la forza.  Chi vince è l’amore: quell’amore che ha il coraggio di farsi dono, di rendersi umile servizio, parola e sguardo che perdona. Come l’amore di Gesù che “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del maligno”. L’amore – è vero – può essere tradito, rinnegato, deriso, incompreso, ma alla fine è l’unica forza che cambia i cuori e la storia, le relazioni e la vita. Dunque non stancarti di amare “come Lui” ha amato te, noi, tutti.

E’ l’invito all’amore che trova la sua sorgente nell’amore stesso di Gesù.

Terzo messaggio-invito. In un mondo dove si fanno tante promesse e non si mantengono, la Pasqua ci svela il volto di un Dio che invece è fedele alla Parola data. Non ci inganna, non ci illude, non smentisce le promesse fatte. Il Figlio amato si è fidato del Padre, della sua Parola, ha fatto fino in fondo la sua volontà. Per questo il Padre non lo ha abbandonato in potere della morte, ma lo ha risuscitato. Dunque anche tu rinnova la fede in Lui, ascolta la sua Parola, fidati di Lui e troverai la vita.

E’ l’invito a una fede rinnovata, alla fiducia piena nel Dio di Gesù.

La Pasqua oggi vuole rinnovare in noi questi tre doni: la speranza, l’amore, la fede. Altro non sono che la vita stessa di Dio.

Vita divina che si è resa presente e si è manifestata in noi nel Battesimo – nostra prima Pasqua - che abbiamo rinnovato nella veglia di questa notte.

Lo sappiamo? Ci crediamo? Camminiamo in questa vita nuova? La Pasqua ci interroga. La Pasqua ci provoca. La Pasqua ci chiama a una vita cristiana autentica.

“Sì ne siamo certi. Cristo è davvero risorto”. Possiamo anche noi rispondere con queste parole? Sappiamo soprattutto manifestare la vita nuova di risorti?

Così come ci ha ricordato Paolo nella seconda lettura: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove è Cristo”.

Questo nella nostra vita di tutti i giorni; con tutte le sue fatiche e contraddizioni, dentro una storia tormentata e difficile come la nostra. Infatti la lotta tra morte e vita, tra male e bene continua, ogni giorno: “morte e vita si affrontano in un prodigioso duello”. Ma sappiamo che il risultato finale è a favore della vita, del bene. “Il Signore della vita era morto, ma ora vivo, trionfa”.

Con Gesù risorto ci sentiamo chiamati a lottare per il bene e per la vita, per il vangelo, ogni giorno. Facciamolo insieme, aiutandoci a vicenda per non scoraggiarci; diventando sostegno gli uni per gli altri. Con gesti che ci aiutino ad assumere la logica della gratuità che ha portato l’amore di Cristo a dare la vita per ciascuno di noi e che bucano il grigiore di un pesante quotidiano, creando lo spazio alla Speranza e all’Amore più forte della morte. Piccoli gesti di attenzione, rispetto, tenerezza, consolazione, perdono: sono gesti di risurrezione. Perché la Pasqua è la festa non dello straordinario, ma dell’ordinario reso nuovo dalla sua presenza. Lui è lì. Nelle tue giornate, nelle tue fatiche, nelle tue lotte, nelle tue relazioni da custodire e alimentare: lui è lì.

E insieme anche noi “corriamo” come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni. Corriamo: non con affanno e agitazione, ma con gioia e serenità del cuore, per portare a tutti e in ogni luogo la bella notizia della Pasqua, i doni pasquali della speranza, dell’amore, della fiducia, nella certezza che Gesù è vivo e cammina con noi oggi e sempre perché è il primo dei risorti, il vivente per sempre.