giovedì 29 aprile 2021

MESE di MAGGIO in Santuario

 

“Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio”  (At 12,5).

 

Presso il SANTUARIO della MADONNA del SOCCORSO

ogni giorno del MESE di MAGGIO

da sabato 1 a lunedì 31  alle ore 20.30

preghiamo e meditiamo il ROSARIO

in comunione con tutta la Chiesa.

 

Con la preghiera del Rosario, ogni giornata del mese è caratterizzata da un’intenzione di preghiera per le varie categorie di persone maggiormente colpite dal dramma della pandemia. Tra le altre, si pregherà per coloro che non hanno potuto salutare i propri cari, per il personale sanitario, per i poveri, i senza tetto e le persone in difficoltà economica e per tutti i defunti.

Il primo maggio il Papa, alle ore 18.00 pregherà presso la Madonna del Soccorso, un’icona venerata già nel VII secolo raffigurata in un affresco sopra l’altare di San Leone, presso il transetto meridionale della primitiva Basilica Vaticana.

 Santuari del mondo in preghiera a maggio

I trenta Santuari rappresentativi scelti per guidare la preghiera mariana in un giorno del mese, alle ore 18.00, sono:

Nostra Signora di Walsingham in Inghilterra; Jesus the Saviour and Mother Mary in Nigeria; Madonna di Częstochowa in Polonia; Basilica dell’Annunciazione a Nazareth; Beata Vergine del Rosario in Corea del Sud; Nostra Signora Aparecida in Brasile; Our Lady of Peace and Good Voyage nelle Filippine; Nostra Signora di Lujan in Argentina; Santa Casa di Loreto in Italia; Nostra Signora di Knock in Irlanda; Vergine dei Poveri a Banneux in Belgio; Notre Dame d’Afrique in Algeria; Beata Vergine del Rosario di Fatima in Portogallo; Nostra Signora della Salute in India; Madonna Regina della Pace a Medjugorje in Bosnia; St. Mary’s Cathedral in Australia; Immacolate Conception negli Stati Uniti; Nostra Signora di Lourdes in Francia; Meryem Ana in Turchia; Nuestra Señora de la Caridad del Cobre a Cuba; Madonna di Nagasaki in Giappone; Nuestra Señora de Montserrat in Spagna; Notre Dame du Cap in Canada; Santuario Nazionale Madonna Ta’ Pinu a Malta; Nuestra Señora de Guadalupe in Messico; Madre di Dio a Zarvantysia in Ucraina; Madonna Nera di Altötting in Germania; Nostra Signora del Libano; Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei in Italia.

 

sabato 17 aprile 2021

"Di questo voi siete testimoni" - III domenica di Pasqua


“Di questo voi siete testimoni” dice Gesù ai suoi amici. “Noi ne siamo testimoni” dice Pietro davanti al popolo negli Atti degli apostoli. La Parola sembra invitare anche noi ad essere testimoni. Chi è testimone? Colui che ha visto, toccato con mano e può provare ciò che dice. Essere testimoni richiede un coinvolgimento, l’aver fatto un’esperienza reale. Il vangelo ci indica cosa, quale esperienza siamo chiamati a  testimoniare.

La prima: che Gesù non è un fantasma. Con quanta insistenza Lui cerca di far sperimentare la sua Presenza. Certo non è più la presenza di prima. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ma non più come prima: Gesù risorto è andato in avanti e non è tornato indietro per essere come prima. Tuttavia l’essere andato avanti non significa essere diventato un fantasma, ma piuttosto l’essere entrato in una nuova fase di vita.

Proviamo a riflettere: la nostra vita si svolge in tre fasi… Quella prenatale: lì inizia la vita e quando è giunto il suo tempo il bimbo viene espulso dal ventre della madre; questo per lui è come la fine di tutto, momento di buio e di dolore, di pianto, mentre per chi è dall’altra parte e lo attende, per noi, è gioia, nascita, nuova creatura che arriva. Così inizia la seconda fase: quella della vita umana, questa vita che tutti noi stiamo affrontando; anch’essa va verso un fine, la morte, che tuttavia segnerà il passaggio a una nuova nascita che ci introdurrà in una terza fase, quella della vita eterna.

Perché affermiamo questo? Proprio perché Gesù è risorto ed è passato oltre la morte nella vita nuova, definitiva, eterna. E mentre noi vediamo morte e fine (come il nascituro), Lui vede vita e inizio!. Non solo: questa vita nuova già l’ha anticipata a noi che crediamo in Lui, donandoci il Suo Spirito e rendendoci figli del Padre, fratelli suoi. Ecco perché noi cristiani possiamo guardare al futuro con speranza e alla morte come a un passaggio e non la fine. “Di questo siete testimoni”, ci dice Gesù: che c’è una vita più forte della morte. Che non siamo fatti per accomodarci in questa vita terrena ma piuttosto per prepararci a quella definitiva ed eterna. Di questo siamo testimoni se viviamo senza attaccarci ai beni terreni, liberi e fiduciosi nell’amore del Padre, facendo della vita terrena lo spazio dove anticipare l’eterno, come ha fatto Gesù, quell’eterno che altro non è che l’amore. E’ la sfida dei cristiani che pur essendo “nel mondo non sono del mondo” e spingono il mondo verso il suo vero compimento che si realizzerà solo in Dio. “Di questo voi siete testimoni”, questo il nostro compito, la nostra missione nella storia, questo è testimoniare la risurrezione, portando questa nostra storia verso la novità di Dio, seminando in essa ciò che rimane, l’essenziale, l’eterno.

C’è poi una seconda cosa di cui Gesù chiede di essere testimoni: la sua Parola. “Sono queste le parole che io vi dissi’. Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture”. Quelle Scritture che da sempre parlano di Lui: “Così sta scritto… bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me”. La Parola di Dio ci viene affidata perché sia annunciata e testimoniata così da confermare l’annuncio di speranza e di vita nuova che la Pasqua di Gesù ci affida. Parola capace di dare luce anche alle situazioni umanamente fallimentari, alle ferite e alle piaghe che hanno segnato il Cristo e segnano tutti noi e di aprirle a nuove fioriture, a orizzonti di vita, a feritoie d’amore. Questa Parola riesce così a dare significato e valore alle piccole cose del quotidiano, aiutandoci a leggere in esse le orme del Creatore, del Vivente e cogliere così la vita come cammino che tende verso una comunione, una pienezza di vita, liberandola dall’apparente non senso, dallo sconforto e dallo scoraggiamento, dal vuoto e dal nulla che la morte pare annunciare. Parola che risana, che perdona, che ri-orienta i passi, che rimette in cammino. Parola viva di un Dio vivo che continua a camminare al nostro fianco e ci conduce così per mano verso la pienezza della vita.

Accogliamo questo annuncio gioioso e carico di speranza e facciamo sì che la nostra vita, in ogni nostra giornata, sia capace di affermare, come Pietro e i primi discepoli: “Noi ne siamo testimoni”. Testimoni di speranza, testimoni di una Parola accolta e vissuta ogni giorno. Testimoni della bella notizia: Gesù è vivo, è potenza di vita, avvolge di pace, piange le nostre lacrime, ci cattura dentro il suo risorgere, ci dona vita nel tempo e nell’eternità.

sabato 10 aprile 2021

"Perchè credendo abbiate la vita nel Suo nome" - II° domenica di Pasqua

Il primo giorno e l’ottavo: così il vangelo ci riporta a quell’unico giorno che sarà per sempre il giorno del Signore risorto, la domenica. Giorno dell’incontro del Vivente con la sua famiglia, la comunità dei credenti, la chiesa. Una comunità bisognosa di essere costantemente educata alla fede, alla capacità di riconoscere il Signore Gesù e di crescere nel suo amore. 

Il vangelo oggi ci presenta la prima comunità di discepoli. In essa non c’è solo il dubbioso Tommaso, ma c’è tutto il gruppo dei discepoli che è chiuso nella paura e manifesta la fragilità nel credere al Signore risorto.

In questa prima comunità ci specchiamo anche noi discepoli di Gesù oggi; essa ci ricorda che la fede non è mai un dato di fatto acquisito una volta per sempre, è un cammino in costante crescita e ricerca. Ma non ricerca di prove e di sicurezze, come a volte pensiamo e come Tommaso e i suoi desideravano. “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”: la fede va oltre il vedere e il toccare.

Il cammino di fede porta a un passaggio che Gesù fa sperimentare a quel piccolo gruppo di suoi amici. E’ il passaggio dal non poterlo vedere, alla bellezza del vivere con Lui e come Lui. Gesù vuol far loro comprendere che se non lo vedranno più non è perché è lontano, anzi: è tanto vicino da essere in loro, immerso nella loro e dunque nella nostra vita. A questa consapevolezza porta il cammino di fede.

E come si arriva a questa fede sempre più matura?

Più che con riflessioni e ragionamenti, si arriva con la dilatazione del cuore e della mente che si aprono, pian piano, ai segni della misericordia, dell’amore, che Gesù ci ha lasciati.

Il giorno del Signore deve aiutarci, come singoli e come comunità, a riconoscere questi segni della Sua presenza.

“Gesù fece molti altri segni… questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. Così si chiude il brano di oggi e lo stesso vangelo di Giovanni. Tanti sono i segni della Sua Presenza, descritti e annunciati, che ci danno vita nel suo nome. Non si tratta di segni spettacolari, grandiosi; anzi, si tratta di segni umili, quasi nascosti.

Giovanni li riassume nella seconda lettura: acqua, sangue e Spirito. Segni che ci parlano di Gesù che con il suo amore misericordioso “vince il mondo”. “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”.

Questi sono i segni che siamo chiamati ad accogliere, nei quali riconoscere oggi la sua presenza e così crescere nella fede.

L’acqua del Battesimo che ci ha immersi nella vita nuova dei figli di Dio; il sangue che ci riporta alla croce, al dono d’amore che si rinnova nell’Eucaristia che celebriamo, nel pane spezzato e nel vino versato; lo Spirito dono del risorto, soffio di vita che ci avvolge nella misericordia del Padre e abita ora in ciascuno di noi e guida il cammino della chiesa.

Tutti doni che scaturiscono dalle sue piaghe dove tutti noi siamo chiamati a guardare e a toccare (”Metti qui il tuo dito, guarda..”) riconoscendo lì i segni dell’amore misericordioso di un Dio che ha dato se stesso per noi, fino al punto di proclamare stupiti, come Tommaso, “Mio Signore e mio Dio”.

Imparare a riconosce questi segni fa crescere la nostra fede così da sentirlo vicino, presente nella nostra vita pur non vedendolo. Ci fa capaci di riconoscerlo nei nostri fratelli e sorelle, nelle piaghe e nelle ferite di ciascuno e dell’umanità tutta, dove dobbiamo trovare il coraggio di mettere le dita e di guardare alle tante ferite presenti.

Imparare a riconosce questi segni ci fa diventare la Sua comunità, il popolo nuovo, “la moltitudine di coloro che erano diventati credenti”, capaci di “avere un cuore solo e un’anima sola”, di vivere nella comunione e condivisione, di esercitare il perdono reciproco, di crescere in quell’amore che Gesù ci ha donato e che lo Spirito tiene acceso in noi e tra noi.

Così allora la fede diventa vita, diventa annuncio e testimonianza; così veniamo resi capaci di attuare l’invito di Gesù: “Come il Padre ha mandato me così io mando voi”. Testimoni della sua Presenza, della bellezza del vivere con Lui e come Lui. Seminatori, dentro le ferite di questa nostra umanità, di quella misericordia che risana e apre a vita nuova, a nuove possibilità, a rinnovata speranza.