mercoledì 10 luglio 2019

Festa di s.Benedetto

GIOVEDI' 11 luglio festa liturgica di s. Benedetto, si celebrerà la s.Messa alle ore 11.00 presso l'abbazia di s.Benedetto in Valperlana.




sabato 6 luglio 2019

XIV domenica del Tempo ordinario / C


“Designò altri settantadue e li inviò… Andate: ecco vi mando…”. Il numero settantadue è simbolico: indica la totalità (nella Bibbia indicava tutte le nazioni della terra). Vuole dire che tutti i discepoli sono chiamati ad andare da tutti.
Noi cristiani oggi siamo allora invitati a ripensare al nostro essere inviati, mandati.
Dove?  in ogni città e luogo” dice il vangelo.  Mandati dentro la società, dentro le relazioni quotidiane.
Il Concilio Vaticano II aveva ribadito con chiarezza che il mondo è lo spazio dove i cristiani sono chiamati a testimoniare il vangelo di Gesù e a collaborare per la crescita del Regno di Dio. Oggi, in questi nostri tempi complessi, occorre il coraggio di ripensare a questa nostra presenza e anche a rielaborarla per una maggiore fedeltà al vangelo.
E’ quanto la Parola oggi ci suggerisce.
Innanzitutto ricordandoci lo scopo ben preciso di questo essere mandati: “lì inviò davanti a sé”; preparare la strada a Gesù, fare strada a Gesù e non a noi stessi, alle nostre idee, ai nostri progetti… Nella società dunque perché Cristo, il suo Vangelo, il regno di Dio arrivino a toccare e interrogare la vita di ogni uomo. Occorre che sentiamo tutta l’urgenza, la necessità di questo andare verso l’altro.
Tuttavia occorre anche che ci interroghiamo su “come” attuare questa presenza dentro il mondo.
La risposta risulta immediata e chiara: come Gesù, con lo stesso stile e atteggiamento con cui Gesù è stato dentro la storia del suo tempo. Come Gesù, perché è Lui che dobbiamo portare.
Certo i tempi oggi sono diversi, ma non cambiano le modalità che nella pagina del vangelo di oggi vengono proposte ai discepoli di allora e di sempre
Innanzitutto occorre avere, come Gesù, uno sguardo positivo. “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”. Noi subito pensiamo: siamo pochi, non ci sono più preti… sguardo negativo! Invece Gesù dice: guarda alla messe abbondante, guarda a frutti di bene che già stanno maturando, che già ci sono… E’ lo sguardo positivo che sa cogliere, ovunque, tutto ciò che già di buono e di bene sta maturando nei solchi della storia e per questo non sta con le mani in mano.
Questo sguardo deve poi essere accompagnato da un atteggiamento di liberta dalle cose, da sicurezze umane, dal possesso (“non portate…”) e di mitezza, senza arroganza e violenza (“come agnelli in mezzo a lupi”).
Solo così potremo offrire a chi incontriamo la pace (“Pace a questa casa”). Quella pace che nasce dalle relazioni domestiche, dal contatto quotidiano con chi incontriamo, che si costruisce nella semplicità dei gesti e delle parole che ogni giorno sappiamo seminare accanto a noi, parole e gesti di bontà, perdono, accoglienza...
Ecco allora che anche l’annuncio che ci è affidato sarà credibile: “Dite loro: ‘E’ vicino a voi il regno di Dio”. La presenza di Dio è vicina. Dio è in mezzo a noi. Questo è il motivo del nostro andare: portare la Sua presenza, la Sua vicinanza d’amore che ha la forza di guarire, liberare dal male, di far nascere relazioni nuove di pace e di fraternità.
Per questo Gesù invia “a due a due”: quasi per anticipare quella fraternità che nasce dalla sua presenza. Costruire nuove relazioni fondate sull’amore fraterno.
E’ l’annuncio dell’amore di Dio che ci è vicino: così come proclamava il profeta nella prima lettura: “sarete allattati, vi sazierete, succhierete, sarete portati in braccio e sulle ginocchia accarezzati… sarete consolati”.
Ecco cosa fa la vicinanza di Dio. Ecco in cosa consiste il Regno di Dio e a cosa è chiamata la chiesa che è la nuova Gerusalemme: “In Gerusalemme sarete consolati”; comunità che offrono consolazione, nutrimento spirituale, sostegno.
Tutto ciò da compiersi con coraggio e con umiltà. Nostro vanto, come dice Paolo nella 2 lettura, non sarà certo il fatto che “anche i demoni si sottomettono a noi”, il successo di ciò che facciamo, ma piuttosto la certezza che l’annuncio della vicinanza di Dio ci tocca in prima persona, ci rende ”nuova creatura” in Gesù, così che “i nostri nomi sono scritti nei cieli”, nel cuore stesso di Dio che mai ci abbandona.

sabato 29 giugno 2019

Sabato 6 luglio: CONCERTO

SABATO 6 luglio ore 11.30 presso il Santuario

MUSICAL MEDITATIONS WITH




 

Musicisti

Christiane Karg, Soprano
Gary Levinson, Roberto Righetti, Violini
Iakov Zats, Viola
Andrea Scacchi, Violoncello

Musiche

Mendelssohn-Reimann „… oder soll es Tod bedeuten?“ Otto Lieder e un frammento di Heinrich Heine e sei Intermezzi di Aribert Reimann per soprano e quartetto d’archi
Schubert “Quartettsatz” in do minore D 703
Schubert-Reimann Mignon selezionati e trascritti per soprano e quartetto d’archi da Aribert Reimann


 A cura di Lac Mus - International Music Festival

XIII domenica del Tempo ordinario - C


CAMMINARE…
Noi siamo cristiani se siamo in cammino con Gesù, colui che è venuto a chiamarci, ad invitarci a seguirlo. Non per nulla i primi cristiani invece erano chiamati ‘quelli della via’, quelli della strada, la strada di Gesù.
Certo è più comodo, è più rassicurante ridurre la fede a nozioni e pratiche, a delle risposte sicure e definitive. Più scomodo invece, meno rassicurante è per un cristiano stare sempre in cammino: il viaggio non è mai concluso, e cristiani non si è mai finito di diventarlo. Gesù è sempre davanti, non nelle tue formule, non nei tuoi schemi mentali, è oltre. Sta sulla strada, sta in cammino.
Questa è la fede. Camminare sulla via di Gesù.

VERSO DOVE?
Ma qual è la meta di questo cammino? "Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme". Così inizia il brano del Vangelo.
“I giorni in cui sarebbe stato elevato in alto” sono allusione alla sua morte e risurrezione. E Gerusalemme non è tanto luogo geografico quanto luogo simbolico: indica il dono totale della vita. Un viaggio in salita, in tutti i sensi! E il Vangelo dice che Gesù “prese la ferma decisione”, meglio “indurì il volto”, nel senso di "tenere duro", radunare tutte le forze, in quella direzione.

COME?
- Aperti e accoglienti verso tutti…
Davanti ai Samaritani che non li accolgono ecco i discepoli che vorrebbe vendicarsi, imporsi, usare la forza: “fa scendere un fuoco che li consumi”. Ma non è questo il modo di agire di Gesù che “si voltò e li rimproverò”. Gesù non ha nulla da spartire con coloro che invocano un fuoco che consumi; lui è venuto perché nessuno, proprio nessuno, vada perduto. L’uomo, ogni uomo, senza aggettivi, samaritano o giudeo, credente o ateo, amico o nemico… l’uomo viene prima di tutto e va rispettato e amato.
- Con cuore libero e umile…
Davanti alle chiamate o al desiderio di seguirlo, ecco poi una serie di “sì, ma prima lascia che…”. Compromessi, incertezze, desiderio di camminare con lui ma nel contempo camminare ancora sulle vecchie strade… Così “non si è adatti” per il Regno. Ci sono nostalgie che rallentano il passo, c’è un indugiare che ci fa perdere l'occasione propizia.
Decisone e coraggio nel fare della vita un dono; comprensione e mitezza verso chi non accoglie e non capisce; libertà da condizionamenti di ogni genere (cose, persone, tradizioni…) così da mettere Lui solo davanti agli occhi e nel cuore e vivere con Lui e per Lui.

Questo cammino è per tutti noi. Per ogni battezzato. Ed è un cammino da attuare ogni giorni, lì dove si vive, secondo la vocazione di ciascuno, in famiglia, sul posto di lavoro, nella società, nelle relazioni e nelle amicizie… 
Noi siamo ‘quelli della Via’, quelli che camminano con Gesù e come Gesù.

“Cristo ci ha liberati per la libertà” ci ha detto Paolo. “Non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”, ma  “mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri”. “Camminate secondo lo Spirito”: significa lasciarci guidare dallo Spirito di Gesù che abita in noi. Lui allora sarà luce e forza, ci renderà capaci di seguirlo, di fare la sua strada, ogni giorno.