martedì 9 febbraio 2016

Primi passi del cammino quaresimale...



QUARESIMA NON SIGNIFICA MORTIFICAZIONI
di Alberto Maggi

Con il mercoledì delle ceneri inizia la quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.
Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, da rinunzie e sacrifici e dalle mortificazioni.
Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito evangelico “Convertiti e credi al vangelo”, secondo le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Marco (Mc 1,15). Un invito al cambiamento di vita, orientando la propria esistenza al bene dell’altro e a dare adesione alla buona notizia di Gesù.
L’uomo non è polvere e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è eterna, cioè indistruttibile, e capace di superare la morte.
In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della quaresima.
Mai Gesù nel suo insegnamento ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, e tanto meno a fare sacrifici. Anzi, ha detto il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 12,7). La misericordia orienta l’uomo verso il bene del fratello. I sacrifici e le penitenze centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale e nulla può essere più pericoloso e letale di questo atteggiamento. Paolo di Tarso, che in quanto fanatico fariseo era un convinto assertore di queste pratiche, una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi: “Nessuno dunque vi condanni in fatto di cibo o di bevanda, o per feste, noviluni e sabati… Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché come se viveste ancora nel mondo, lasciarvi imporre precetti quali: Non prendere, non gustare, non toccare? Sono tutte cose destinate a scomparire con l’uso, prescrizioni e insegnamenti umani, che hanno una parvenza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo, ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne” (Col 2,16.20-23).
Paolo aveva compreso molto bene che queste pratiche dirigono l’uomo verso un’ impossibile perfezione spirituale, tanto lontana e irraggiungibile quanto grande è la propria ambizione. Per questo Gesù invita invece al dono di sé, che è immediato e concreto tanto quanto è grande la propria capacità di amare.
La quaresima non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione. Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Si tratta di scoprire forme inedite di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Cristo e propria.
Per questo oggi c’è l’imposizione delle ceneri. Pratica che si rifà all’uso agricolo dei contadini che conservavano tutto l’inverno le ceneri del camino, per poi, verso la fine dell’inverno, spargerle sul terreno, come fattore vitalizzante per dare nuova energia alla terra.
Ed è questo il significato delle ceneri: l’accoglienza della buona notizia di Gesù (“Convertiti e credi al vangelo”), è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza, fa scoprire forme nuove originali di amore, e fa fiorire tutte quelle capacità di dono che sono latenti e che attendevano solo il momento propizio per emergere. Creati a immagine di Dio (Gen 1,27), il Creatore ha posto in ogni uomo la sua stessa capacità d’amare. La Quaresima è il tempo propizio perché questo amore fiorisca in forme nuove, originali, creative.


Il digiuno che piace al Signore
Digiuna dal giudicare gli altri:
scopri Cristo che vive in loro.
Digiuna dal dire parole che feriscono:
riempiti di frasi che risanano.
Digiuna dall'essere scontento:
riempiti di gratitudine.
Digiuna dalle arrabbiature:
riempiti di pazienza.
Digiuna dal pessimismo:
riempiti di speranza cristiana.
Digiuna dalle preoccupazioni inutili:
riempiti di fiducia in Dio.
Digiuna dal lamentarti:
riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita.
Digiuna dalle pressioni e insistenze:
riempiti di una preghiera incessante.
Digiuna dall'amarezza:
riempiti di perdono.
Digiuna dal dare importanza a te stesso:
riempiti di compassione per gli altri.
Digiuna dall'ansia per le tue cose:
compromettiti nella diffusione del Regno.
Digiuna dallo scoraggiamento:
riempiti di entusiasmo nella fede.
Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù:
riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina.
Spirito Santo, che hai condotto Gesù nel deserto,
dove Egli ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti,
per l'intercessione di Maria SS.,
Madre di Gesù e Madre mia,
aiutaci a digiunare così come tu vuoi.

sabato 6 febbraio 2016

Quinta domenica del tempo ordinario



Nel vangelo c’è come sempre la nostra vita. Oggi.
C’è un gruppo di uomini, prima ancora che di discepoli, che dopo aver pescato tutta la notte non portano a casa nulla.
Come siamo loro simili. La nostra vita rischia di essere un continuo affannarci senza portare a casa nulla; stiamo faticando per nulla in tutto il nostro agitarci.
“Abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla”.
Tornando alla pagina del vangelo ci viene ricordato il perché di una vita che sa di fallimento. Stiamo lavorando senza Gesù e la sua Parola.
“La folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la Parola…salì su una barca e insegnava alle folle… Quando ebbe finito di parlare disse a Simone: ‘Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca’...” Un momento di esitazione pensando al fallimento della notte, ma poi un atto stupendo di fiducia: “ma sulla tua Parola getterò le reti”.
Sulla tua Parola. Ecco cosa abbiamo dimenticato. Non facciamo più ressa per ascoltare Gesù, non abbiamo più posto per lui sulla barca della nostra vita così strapiena di cose inutili, non abbiamo più il coraggio di rischiare ascoltando la sua Parola.
Tutto facciamo, in continua agitazione, tanto facciamo, ma senza la luce della fede, senza l’umiltà di ascoltare la Sua Voce. Abbiamo separato la nostra vita dalla Sua. Un Dio escluso, separato. Pensiamo di poter fare da soli per amministrare bene la società, per fare politica, per educare i figli. Dobbiamo smettere di pensare che possiamo farcela senza Dio e la sua sapienza; che possiamo difenderci da soli contro il male, e che possiamo costruire e organizzare da soli le nostre città, le nostre famiglie, le nostre comunità. Questa è pazzia. “Abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla”.
“Ma sulla tua Parola getterò le reti. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci”. Non si tratta di non fare più quello che facciamo, di trascurare i nostri impegni quotidiani, il lavoro, la politica, l’educazione; no affatto. Sono le stessi reti di prima, lo stesso lavoro di prima che i discepoli fanno; ma non più da soli. Con Lui. Ascoltando Lui.
Quella sua Parola che apparentemente va contro ogni logica umana. Pietro lo sapeva bene da pescatore esporto qual’era: di notte si deve pescare non di giorno; cosa vuoi che ne sappia un falegname di pesca! Eppure “sulla tua Parola getterò le reti” anche se mi sembra di fare cosa assurda, inutile. “Presero una quantità enorme”. L’obbedire a una Parola che va contro le logiche umane del successo, del profitto, per seguire una logica differente che è quella del Vangelo, alla fine porta a trovare la pienezza e la vera riuscita.
Ecco la strada che ci viene indicata da questa pagina del vangelo di oggi. Non vivere senza Gesù. Accoglilo nella tua barca, dentro la tua vita di ogni giorno e lasciati guidare dalla sua Parola anche quando questa ti sembra chiedere cose così lontane dal buon senso umano: ‘perdona, accogli, servi, ama, donati, prega, non giudicare, condividi’… Così risuona questa Parola sempre. Ascoltala, getta le reti, cioè lavora e impegnati facendo ciò che ti dice e vedrei la tua vita traboccare di ogni bene.
Il luogo dell’insuccesso e della nostra sconfitta, se abitato dalla Parola di Dio, diviene luogo di vita e di abbondanza. Davanti a Lui la nostra vita non viene annullata; non ci chiede di smettere ciò che facciamo, ma di farlo in modo nuovo. “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Quello che hai sempre fatto d’ora in poi sia fatto in modo nuovo, che giovi al bene di tutti, che porti anche gli altri a vita nuova; in questo sta il ‘pescare uomini’: lavorare per il bene di tutti, agire e operare non solo per se stessi, ma per portare anche gli altri alla luce, alla vita, al vero bene. 
Questo può sembrare impossibile. Chi sono io per riuscire a fare questo? Tutti noi scopriamo la nostra inadeguatezza, il nostro limite, il nostro peccato. Come Isaia “uomo dalle labbra impure io sono”; come Paolo “non sono degno di essere chiamato apostolo”; come Pietro “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. E’ così: è la nostra realtà umana e fragile. Tuttavia il Signore dice anche a noi: “Non temere, tu sarai…”. Tocca le nostre labbra, sale sulla nostra barca, entra nella nostra vita e, accogliendoci così come siamo, ci dona la sua grazia, il suo amore, la sua forza. “D’ora in poi tu sarai”. Bello questo: “tu sarai”. Con me – ci dice Gesù – tu sarai capace di cose nuove, belle, grandi. “Sulla mia Parola” la tua vita porterà nuovi frutti. Il nostro Dio è un Dio tre volte santo ma che non sta lontano e distante, bensì si intreccia con la nostra fatica di esseri umani, con i nostri fallimenti, con la nostra vita di ogni giorno. Un Dio che sale in barca… vive con noi e in noi, solo che noi lo vogliamo accogliere e ascoltare. Allora “Tu sarai..”. Noi tutti saremo uomini e donne nuovi capaci di costruire una storia non di affanno, stress, agitazione, confusione che alla fine ci lascia a mani vuote, ma una storia aperta al nuovo, al bene e alla giustizia, alle cose veramente essenziali e che contano. E tutto questo attraverso noi, il nostro impegno, il nostro lavoro assiduo e serio, ma abitati dalla sua Presenza che va oltre il nostro limite e le nostre fragilità cosi che anche noi possiamo affermare “per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana”. Pronti alla fine ad aver compreso che val la pena mettere tutto in secondo ordine per seguire solo Lui: “e tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”

giovedì 4 febbraio 2016

Invito...



Ai pellegrini
nell’anno della Misericordia


Dopo essere salito come pellegrino nell’ascolto, nel silenzio e nella preghiera, prendendo consapevolezza del bisogno di conversione che ti abita…

    Passa attraverso la PORTA DELLA MISERICORDIA:
riconosci che è Gesù stesso che ti accoglie; Lui ha detto “Io sono la Porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato” (Gv.10,9).
E’ Lui che ci rivela il volto misericordioso del Padre e ci introduce nel Suo abbraccio che accoglie, perdona, rinnova, dona vita.

    Rinnova il tuo BATTESIMO:
intingi la mano nell’acqua, appena oltre la porta, e fai su di te il segno della croce, ricordandoti che sei stato immerso nella vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; sei suo figlio amato! Lui ti aspetta sempre.

    Ascolta la PAROLA di DIO:
raccogliti in silenzio e medita un brano della Bibbia. Riconosci la Sua misericordia e lasciati da Lui illuminare, amare e rinnovare.

    Gusta il Suo amore nella RICONCILIAZIONE e nell’EUCARISTIA:
proponiti di accostarti  appena puoi e dove vuoi al Sacramento della Riconciliazione e di partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia.

    Entra in dialogo con Dio attraverso la PREGHIERA:
affida al Signore la tua vita, le persone vive e defunte che ti stanno a cuore, prega per il Papa e la Chiesa;  allarga la tua preghiera ai bisogni dei  poveri e dell’umanità intera; invoca la comunione tra tutti i cristiani e il dialogo con ebrei e musulmani che credono anche loro nel Dio Misericordioso.
Invoca Colei che è la Madre della Misericordia attraverso la preghiera della “Salve Regina

    Riprendi con gioia e fiducia il CAMMINO della tua vita:
rinnovato dalla misericordia di Dio e sostenuto dalla forza del Suo Spirito, sii anche tu “misericordioso come il Padre” nella vita di ogni giorno, nelle parole e nelle opere di misericordia corporali e spirituali.