giovedì 16 ottobre 2014

Un interessante sussidio del Servizio Diocesano alle vocazioni della Diocesi.

Un agile libretto che da una parte aiuta a conoscere i diversi luoghi mariani della Diocesi nei quali ogni terzo sabato del mese ci si reca in pellegrinaggio pregando per le vocazioni, dall'altra si offre anche come sussidio per la preghiera durante il pellegrinaggio.

D.Michele Gianola, che ha voluto e curato il formarsi di questa piccola e preziosa opera così presenta il libro: "...il libro che hai tra le mani racconta di alcuni fazzoletti di cielo sparsi per il territorio della Diocesi di Como, raggiunti ritmicamente da tanti piedi e da molte voci, da mani che un grano alla volta gridano a Dio il medesimo desiderio. Sono quadrati di terra uniti fra loro da un filo che non si vede e del quale in molti casi nemmeno si conosce l'esistenza eppure, visto dall'alto, brilla come una rete, un velo sottile, capace di riunire, raccogliere e custodire la risposta a quell'invito di Gesù... "Pregate il signore della messe, perchè mandi operai per la sua messe "(Mt.9,38; Lc10,2).

Il sussidio è diponibile presso il Centro Diocesano Vocazioni, presso ogni santuario dove il terzo sabato del mese ci si reca in pellegrinaggio e anche presso la libreria Paoline di Como.
Il ricavato (10 euro a copia) sarà devoluto alle opere di ristrutturazione del Santuario del Soccorso, cuore della preghiera vocazionale di tutta la Diocesi e luogo dove è nata e maturata quasi vent'anni fa la proposta del pellegrinaggio vocazionale.

martedì 14 ottobre 2014

Il punto sui lavori...

Dopo un mese di permanenza qui al Santuario i lavori di adeguamento della casa sono finalmente in pieno svolgimento. Entro questa settimana si dovrebbe concludere la posa del controsoffitto nel piano abitazione e quindi passare ad imbiancare (ci sono volontari?...) e finalmente sistemarsi. 
I lavori continueranno così al piano secondo con la predisposizione dei bagni nelle tre camere ospiti. Infine si passerà al pian terreno per arredare le due stanze aperte all'ospitalità. 
Insieme a questi lavori ci si sta attivando per affrontare la questione riscaldamento: l'inverno si avvicina e ci sono alcuni aspetti ancora da affrontare sia per la casa come per i locali che verranno adibiti a luoghi di incontro e che attualmente sono ancora da pulire, sistemare....e riscaldare.
A fine mese poi inizieranno anche i restuari interni del Santuario che costringeranno a ridurre gli spazi della chiesa e passare nella cappellina della Madonna per le celebrazioni feriali.
Affrontati i lavori interni della casa si passerà a mettere mano anche all'esterno... viale, alberi, orto e infine oliveto: a novembre faremo la raccolta delle olive (chi vuole partecipare può prenotarsi...comunicheremo la data esatta). Seguirà anche il taglio di parte dei platani e qui serviranno persone disponibili per lo smaltimento a terra della legna...
Infine, una volta sistemati i vari spazi interni, ci saranno possibilità di lavori di 'ufficio': sistemazioni libri biblioteca, archiviazione ecc...
Come vedete c'è solo l'imbarazzo della scelta. Chi vuole dare una mano non deve fare altro che chiamare a accordarsi sul giorno disponibile.
Nostra intenzione è di riuscire con l'inizio dell'Avvento (fine novembre) a dare avvio ufficiale alla nuova esperienza qui al Soccorso con un orario definito, la ripresa di alcune proposte di riflessione e di preghiera e avviare così anche l'ospitalità per singoli e gruppi.

Per sostenere i lavori:
- offrire volontariamente una giornata secondo le proprie possibilità;
- aiutare economicamente ad affrontare le varie spese tramite bonifico bancario (IBAN: IT13L0861885473000000020155- BCC Lezzeno sede di Lenno) o su bollettino postale intestato a Santuario della Beata Vergine del Soccorso, Via al Santuario 48, 22010 Ossucciio-Tremezzina (Co) sul C/C n° 543223.

GRAZIE a tutti i sostenitori!

domenica 12 ottobre 2014

Il Sinodo dopo la prima settimana: visto dall'interno.

Riprendiamo l'articolo dal blog de Il Regno: http://ilregno-blog.blogspot.it/ dove potete seguire passo dopo passo il lavoro in atto.

Si è conclusa la prima settimana del Sinodo speciale per riflettere sulle "sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione", e il primo bilancio è molto positivo. Lo dicono i partecipanti e lo confermano numerosi fatti che si sono registrati nel corso della settimana. Proviamo a fare una sintesi. 
1. Chiarezza e fraternità. L'esortazionedel santo padre indirizzata il primo giorno ai padri sinodali - parlare chiaro, con sincerità e ascoltare con umiltà e fratellanza - è stata accolta in pieno. Non c'è un solo oratore che non abbia esercitato sul serio e pienamente questo "diritto" del quale si è fatto garante lo stesso papa. Sia nel caso degli interventi di 4 minuti (in merito al tema in discussione) sia nel caso degli interventi di 2 minuti (nel dibattito libero), i sinodali si sono espressi su ogni materia senzacalcoli, timori o reticenze. Nessun tabù, nessun infingimento.

2. Serenità e comunione. Il clima delle Congregazioni, lo testimoniano numerosi addetti laici ed ecclesiastici che lavorano a sostegno delle plenarie, è di grande serenità e nulla è mai riuscito a far salire la tensione anche nel caso in cui si sono profilati in modo evidente analisi e prospettive differenti di fronte a questioni altamente sensibili. I padri sinodali hanno lavorato con un forte spirito di comunione senza temere le differenze, i disaccordi e le impostazioni dissimili. Le diversità, che esistono su non poche questioni rilevanti, sono state sempre vissute in uno spirito unitario vero e sincero.

3. La presenza del papa. La costante presenza del papa, seduto al tavolo della presidenza, ha trasmesso all'assemblea sinodale sicurezza, condivisione e fiducia. Papa Francesco ha seguito con grande attenzione ogni intervento e spesso ha preso appunti nel suo ormai voluminoso quaderno di note. Insomma, il papa ha ascoltato, memorizzato e partecipato totalmente ailavori che si sono succeduti in questi cinque giorni. Spesso tra l’altro all'ora della pausa si è intrattenuto con numerosi padri sinodali per fare domande, approfondire argomenti, proporre suggerimenti come un “qualsiasi” padre sinodale. Più di una volta accompagnato da qualcuno lo si è visto in fila davanti ai banconi dove si servono le piccole merende di mezza mattina.

4. Il tema sinodale. Il tema centrale del Sinodo è stato rispettato e gli interventi, che quasi mai hanno avuto la pretesa di essere relazioni o allocuzioni, bensì riflessioni personali per discernere insieme a tutti, si sono sempre concentrati sulle questioni dell'agenda a conferma che il lavoro di preparazione dell'assemblea ha raggiunto pienamente l’obiettivo prefissato. L'Instrumentum Laboris ha idoneamente segnato in questo modo il percorso e tutte le materie che conteneva sono state analizzate in maniera approfondita. Il documento, insieme alla Relazione del card. P. Erdò, sono apparsi a tutti i padri sinodali come un'ottima base per sviluppare le discussioni e offrire i propri contributi.

5. Un cenacolo. Sin dal primo giorno coloro che assistono in modi diversi i padri sinodali hanno avuto l'impressione di partecipare a un cenacolo nel quale tutti i “conviviali” hanno la stessa preoccupazione: discernere organicamente i contenuti della dottrina per immaginare e prospettare piste pastorali capaci di dare risposta a non poche questioni. L'Evangelizzazione pertanto spesse volte si è trovata a dover fronteggiare sfide sottovalutate e non previste. E' chiaro per tutti che c'è un tempo da recuperare anche in fretta e che alcune questioni si sono complicate più del dovuto proprio per via del ritardo della riflessione e del discernimento.

6. L'avvio di un percorso. Nessun sinodale pensa che il giorno della chiusura del Sinodo, con una pubblicazione di una dichiarazione conclusiva dei lavori, si metta fine definitivamente al percorso. Sono tutti consapevoli che è in atto un percorso lungo almeno un anno, fino alla fine della XIX Assemblea ordinaria sempre dedicata alla famiglia, nell'ottobre 2015. Con tale consapevolezza, come hanno detto numerosi padri sinodali, in questo percorso occorrerà coinvolgere i fedeli in modo tale che sia l'intera diocesi, a partire da queste prime "conclusioni", a partecipare al processo in modo vivo e crescente. L’ha voluto il papa, e questa sarà la risposta.

7. La stampa e il Sinodo. Ci sarebbe da aggiungere una postilla sulla stampa. La prima cosa che va sottolineata riguarda i sinodali, i quali sono riusciti ad evitare qualsiasi condizionamento esterno e non risulta neanche un solo intervento che in qualche modo possa apparire determinato da quanto supponevano i media. I padri sinodali, con accesso pieno e libero a ogni fonte d'informazione, hanno seguito con attenzione e rispetto quanto si diceva "fuori" sui lavori del Sinodo senza però trascinare dentro polemiche, controversie o interpretazioni mediatiche. La stampa ha dato molta informazione e sovente di ottima qualità e fattura, a volte un po’ di meno, e quindi a suo modo - senza interferenze - ha dato un suo contributo nell’ambito dell’opinione pubblica.

sabato 11 ottobre 2014

28° domenica del tempo ordinario / A



Siamo invitati oggi a uno sguardo alto, a uno sguardo di speranza.
A lasciar risuonare tra noi le stesse parole del profeta: “Si dirà in quel giorno: ‘Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato… questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo….”
Il nostro sguardo è invitato a posarsi sul volto di Dio per ritrovare speranza e coraggio. E qual è questo volto di Dio? “Ecco il nostro Dio…” dice il profeta. Un Dio che prepara un banchetto di festa per tutti, che vuole per tutti vita piena. Un Dio che dona e non chiede, non pretende. “Eliminerà la morte… asciugherà le lacrime su ogni volto”. E’ il Dio della vita, della gioia, della festa, della consolazione il Dio in cui crediamo e speriamo.
Credere e sperare in Lui dunque è avere uno sguardo che sa intravedere sempre questa meta di realizzazione e di novità. E’ camminare nella vita portando nel cuore la certezza che siamo amati e accompagnati da un Dio che vuole condurci all’incontro con Lui, incontro di nozze, di gioia, dove la vita tutta trova la sua pienezza.
Gesù, nella parabola che parla del Regno di Dio -“Il Regno dei cieli è simile a…”-, riprendendo queste immagini di festa, di convivialità, di vita, vuol farci comprendere come tutto ciò riguarda non solo la meta finale che ci attende oltre questa esistenza, bensì la realtà presente, il nostro oggi dove il regno di Dio già è presente e cresce. Questo per ricordarci che la vita già ora deve esprimere tutta la sua bellezza e capacità di promuovere speranza, gioia, convivialità. Questa nostra vita, oggi deve essere già un banchetto di nozze, una festa carica di gioia e di convivialità.
L’esperienza quotidiana sembra invece smentire tutto ciò.
La vita ci appare ben altro, contrassegnata da morte, lacrime, violenza, delusione, male. Perché?
E’ forse tutto un inganno ciò che la Parola ci annuncia? Solo illusione e poesia? Hanno allora ragione quelli che dicono che la fede è qualcosa che ci estranea dalla vita e dalla realtà e che serve solo a dare una illusoria e vana consolazione?
La parabola del vangelo, con molta lucidità, ci porta a comprendere che non si tratta di un’illusione l’annuncio del banchetto di nozze. Il suo non potersi ancora compiere in pienezza dipende da noi, dalla nostra indifferenza.
La parabola, nei diversi personaggi, raffigura tutti noi che, davanti alla chiamata, più volte ripetuta, “venite alle nozze”, in modi diversi rispondiamo all’invito. E’ vero che il racconto vuole evidenziare il rifiuto del popolo di Israele, i “molti chiamati”, e la scelta degli ultimi, i “pochi eletti”, (i pagani, i peccatori, i lontani). Ma è anche vero che parlando a noi oggi il racconto ci costringe a rivedere il nostro modo di rispondere alla chiamata che Dio rivolge, a tutti e a ciascuno.
Davanti a un Dio che vuole per noi vita piena, che strappa veli di non senso e di paura, che asciuga lacrime e vince la morte, occorre lasciarci coinvolgere. Non basta sapere che Lui è così, se poi rifiutiamo di entrare in quella relazione che sola può permetterci di fare già ora l’esperienza di una vita che tende alla pienezza.
Purtroppo all’invito alla festa, all’occasione unica che può darci realizzazione e vita si accampano scuse e rifiuti..
E’ il rischio di ieri e di oggi. L’indifferenza:uno dei nemici più insidiosi e diffusi della fede, più temibile dell’ateismo e dell’opposizione aperta. L’indifferenza che porta a trovare scuse: ‘non ne ho voglia’; a pensare solo ai nostri affari: “non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. Indifferenti all’invito e protesi solo su noi stessi. E’ così quando pensiamo che la questione Dio e la fede in Lui, siano fattore secondario della vita, quasi un di più… se c’è tempo bene altrimenti pazienza… Quando chiudiamo la nostra vita dentro gli stretti confini di una visione materialistica, lasciando Dio ai margini.
Dobbiamo re-imparare a vivere dentro la realtà, con i piedi per terra certo, affrontando problemi e fatiche, ma pur con uno sguardo oltre, uno sguardo alto, fisso su quel Dio che, proprio dentro e in mezzo alla vita di tutti i giorni ci rivolge la sua chiamata a partecipare a una relazione d’amore con Lui, al banchetto delle nozze.
La parabola poi ci mette in guardia anche da un altro rischio. E’ rappresentato nell’immagine di colui che accetta l’invito, ma si presenta senza l’“abito nuziale”. Cosa indica questo “abito nuziale” dimenticato?. Sta a significare che costui ha risposto all’invito, ma con superficialità, senza convinzione, senza amore, senza partecipazione, con freddezza. E’ il rischio che possiamo correre tutti noi; vivere sì una relazione con Dio, ma superficiale, senza il coinvolgimento dell’amore, più per abitudine che per convinzione, senza quell’abito nuziale che è la vita nuova (la veste bianca) ricevuta fin dal Battesimo.
Dono e responsabilità dunque. In queste due parole si riassume il messaggio di oggi. Un  Dio che desidera farci dono della sua stesa vita. Noi chiamati ad aprirci con responsabilità a questo splendido dono, a non accampare scuse, a venir fuori dall’indifferenza, a liberarci da una religiosità solo apparente che alla fine soffoca la fede e ci rende privi di quell’abito nuziale che deve invece contrassegnare la nostra vita facendo risplendere in noi la novità dell’essere figli amati di Dio.
Sull’esempio di Paolo, rimettiamoci anche noi in cammino imparando a stare dentro alla realtà quotidiana -“so vivere nella povertà come nell’abbondanza”- sapendo che “tutto posso in colui che mi dà forza”. Sapendo che Colui che ci chiama a una vita piena, alla festa di nozze, è anche Colui che, se ne accogliamo l’invito e viviamo nel suo amore, ci darà la capacità di rispondere alla sua chiamata e di realizzare pienamente la nostra vita.