sabato 13 aprile 2019

Le Palme e settimana di Pasqua



La Settimana di Pasqua si apre con questo ingresso di Gesù in Gerusalemme, la città santa.
In essa si compiranno tutti gli avvenimenti che nei prossimi giorni rivivremo nelle celebrazioni.
Questo ingresso non è solo un fatto di cronaca o di collocazione geografica di quanto avviene. E’ anche un fatto teologico, ha cioè un suo specifico messaggio su Dio che dobbiamo scoprire e accogliere.
Gerusalemme è la città-tipo, immagine dell’intera umanità chiamata a convivere insieme. L’entrare in essa da parte di Gesù è gesto che conferma da una parte la scelta dell’incarnazione, del Dio fatto uomo e venuto tra gli uomini che sceglie di stare con loro, di entrare dentro la loro vita umana, sociale, politica. Gesù non sta fuori dalla mischia, ma sceglie di entrare nella polis, di stare dentro i conflitti, di non fuggire condividendo il destino di ogni uomo e donna.
Dall’altra questo stare dentro la città indica anche le modalità di questa scelta di condividere il nostro destino. Si tratta infatti di un collocarsi dentro la polis contrassegnato da uno stile nuovo che manifesta lo stile stesso di Dio: stile di mitezza, di servizio, di piccolezza e umiltà. Come un seme pronto a marcire per dare vita nuova. Così il racconto della passione ci presenta l’atteggiamento di Gesù
Sarà proprio da questa sua scelta che verrà la vittoria, la pasqua, la trasformazione del conflitto in speranza, pace, novità di relazioni.
Un atteggiamento ben diverso da quello della gente di Gerusalemme che invece inneggiava riponendo speranza nella forza, nel potere, nel dominio, per poi passare, delusi da Colui che come Messia si rivela ben diverso dalle loro esigenze, al crocifiggilo. Ancor oggi sembra che non possa esserci altra strada se non quella della forza, dell’arroganza, del dominare sugli altri, del potere che schiaccia e umilia. Sembra che solo così facendo si possa costruire la città, la vita comunitaria, sociale e politica.
Gesù invece percorre l’altra strada: lui ci insegna che una strada diversa c’è per stare al mondo e nel mondo, dentro la città: quella dell’amore che serve, si dona, perdona, fa fiorire vita scomparendo nel silenzio (per questo la sua passione è modello per noi).
Noi cittadini di questa Gerusalemme globale che è il mondo di oggi, su quale strada ci  muoviamo?
Siamo quelli dei facili osanna, incitando e perseguendo logiche di dominio e potere fino a schiacciare i deboli e gli ultimi, o abbiamo il coraggio di stare dentro i conflitti odierni con l’atteggiamento silenzioso e umile di chi sceglie di spendere se stesso (tempo, capacità, risorse,…)  per il bene di tutti?
Questa è stata la strada di Gesù, questa è la strada di Dio. Questa deve essere la strada che oggi la chiesa percorre e che ognuno di noi cerca di seguire. Solo così Gerusalemme, la città (la nostra società, le nostre comunità e famiglie…), potrà diventare luogo di pace, di concordia, di riconciliazione; spazio per una nuova umanità che sa crescere insieme nella convivialità delle differenze.

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