venerdì 6 gennaio 2017

Epifania



Tutto nel Natale è movimento: da Giuseppe e Maria che vanno da Nazareth a Betlemme per il censimento e poi in Egitto per fuggire ad Erode; dagli angeli impegnati in messaggi ai pastori messi in cammino nel mezzo della notte…
E oggi questa festa dell’Epifania che sottolinea maggiormente questo movimento. L’episodio dei Magi è tutto un andare e venire di gente, di stelle, di magi e di scribi.
Questi personaggi che vengono da lontano sono simbolo di popoli interi in movimento, così come già il profeta Isaia annunciava: “cammineranno le genti… vengono a te…vengono da lontano.. tutti verranno”.
Un movimento globale, universale: l’universo intero, le stelle e gli uomini, sono in movimento.
Nasce un primo pensiero: la vita degli uomini, la nostra vita è cammino, ricerca, tensione verso un oltre… Vietato fermarsi, rassegnarsi, pensarsi arrivati. Siamo chiamati a muoverci..

Questo movimento, degli uomini e dell’universo, non è tuttavia un movimento caotico; non si svolge casualmente, ma va verso una precisa direzione, verso un centro, un punto di convergenza. Questo punto è Gesù. Tutto e tutti si muovono verso di Lui, consapevoli o meno. La stella come i Magi, ma anche Erode e i suoi scribi.
“Le genti sono chiamate in Cristo a partecipare alla sua stessa eredità” scrive Paolo, ad aver parte alla sua stessa vita, la vita di Dio.
Nasce un secondo pensiero: è Gesù il centro della storia, del mondo e – lo speriamo – anche della nostra stessa vita. Solo convergendo verso di Lui possiamo trovare pienezza e “formare lo stesso corpo”, fare unità, fraternità. Inoltre ogni ricerca di pace, di giustizia, di bene, da qualunque popolo, religione, cultura provenga, in modo consapevole o meno, è già orientamento a Gesù, preludio all’incontro con Lui. Lui è il cuore dell’universo.

L’incontro con Gesù tuttavia non è il punto di arrivo, il fine, ma il punto di partenza, un nuovo inizio. Da Lui il movimento riparte, continua. Ma non più come prima. “Per un’altra strada fecero ritorno” scrive Matteo chiudendo il racconto dei Magi. C’è un nuovo cammino che si apre.
Nasce allora un terzo pensiero. L’incontro con Gesù non ci rende degli arrivati, ma dei mandati; ci fa missionari, ci rimette in cammino, come i Magi, su strade diverse: non più le nostre strade, ma le sue, le strade del suo Vangelo, della Sua Parola che chiede di poter arrivare al cuore di ogni uomo e donna. Non più le strade di Erode, della violenza, del potere, del dominio, ma quelle della mitezza, del perdono, del servizio, della pace. E’ il nuovo cammino che deve caratterizzare la vita del cristiano e di ogni uomo e donna di buona volontà.

Ecco l’Epifania: la festa della manifestazione di Dio alle genti; un movimento di manifestazione sorprendente e sconvolgente. Dio è diverso da come lo hai sempre pensato e cercato: lo cercavi a Gerusalemme, nel tempio, tra scribi e sacerdoti, nei palazzi e tra i potenti, e invece lo trovi in periferia, a Betlemme, bambino, in una semplice famiglia, umanissimo, povero, mite.
Un volto nuovo di Dio, il vero volto di Dio, l’unico volto di Dio: Lui è così e solo lì dove si manifesta lo puoi incontrare.
Solo attraverso un umile cammino di ricerca che ti spoglia delle tue sicurezze e presunzioni e ti porta a un incontro che ti apre a cammini nuovi, che ti rovescia la vita e ti fa costruttore di strade nuove, di strade di nonviolenza, di fraternità, di pace.

Come cristiani la festa di oggi ci invita a non sentirci degli arrivati, ormai assopiti in una vita cristiana scontata e puramente ripetitiva; ci chiama ad essere uomini e donne in movimento, con tutti gli uomini e le donne di ogni popolo e nazione, per incontrare insieme Gesù e trovare in Lui l’unico davanti al quale val la pena di prostrarsi e di adorare, perché Lui è il centro da cui scaturisce la vita, la vita stessa di Dio che è Amore.


mercoledì 28 dicembre 2016

VEGLIA per la PACE



SABATO 31 DICEMBRE ore 22.30

VEGLIA di PREGHIERA per la PACE

guidati dal Messaggio di papa Francesco
per la Giornata mondiale della Pace del 1 gennaio 2017:

“La nonviolenza: stile di una politica per la pace”

venerdì 16 dicembre 2016

Un testo di D.M.Turoldo



Ballata della speranza

Tempo del primo avvento
tempo del secondo avvento
sempre tempo d'avvento:
esistenza, condizione
d'esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l'albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell'intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l'innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d'esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l'amante
che ha l'amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
- il silenzio delle origini -
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
- finito questo vaniloquio! -
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell'attimo dicessimo
quest'unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lampo guizza dall'oriente
fino all'occidente così
sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo - perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest'unica voce
questa sola voce si oda: 
VIENI VIENI VIENI, Signore!
- Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d'amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
                   Allora il nostro stesso desiderio
                   avrà bruciato tutte le cose di prima
                   e la terra arderà dentro un unico incendio
                   e anche i cieli bruceranno
                   in quest'unico incendio
                   e anche noi, gli uomini,
                   saremo in quest'unico incendio
                   e invece di incenerire usciremo
                   nuovi come zaffiri
                   e avremo occhi di topazio: 
                   quando appunto Egli dirà
                   " ecco, già nuove sono fatte tutte le cose " 
allora canteremo
allora ameremo
allora allora...

David Maria Turoldo   (in Il sesto angelo, Milano, 1976,pp. 4-8)