LA TENDA DI MAMRE, un luogo di silenzio e di ascolto, di ricerca e di incontro, di preghiera e di pace.
domenica 20 aprile 2025
lunedì 14 aprile 2025
sabato 12 aprile 2025
"Luci di speranza" - Domenica delle palme e di passione.
Un racconto sempre attuale, ieri come oggi quello della passione di Cristo.
Ingiustizia, violenza e odio che schiacciano innocenti e piccoli.
Istituzioni politiche e religiose che opprimono chi non corrisponde ai parametri della società.
Un orizzonte di paura, di buio che la violenza continua a generare ripetutamente.
Ancora oggi, se non siamo indifferenti, ci sentiamo immersi in questo orizzonte.
Tuttavia il racconto della Passione di Cristo, che sta quasi come archetipo di ogni situazione di passione e di morte, ci invita a saper vedere, a cogliere dentro la notte del male, piccole luci di speranza, che il male non riuscirà mai a spegnere, anzi che alla fine saranno più forti di ogni notte.
Forse ci sono sfuggite coinvolti nel seguire la malvagità degli uomini contro Gesù o così abituati a vedere solo il negativo…
Proviamo a rileggere il racconto andando invece a riconoscere tutto ciò che di bene e di positivo c’è dentro le pieghe del male.
· La gioia conviviale di una cena tra amici,
· lo stare insieme con lo stile del servizio: “Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve”,
· il guarire la ferita provocata da una spada,
· il non reagire alle provocazioni rimanendo miti e non violenti,
· una moltitudine di popolo e di donne che condividono il dolore e la sofferenza,
· il perdono offerto al nemico e al ladrone,
·
l’affidamento
al Padre fino alla consegna dello Spirito…
Queste e altre luci che brillano in mezzo alla marea di male e di odio, luci che alla fine avranno il sopravvento, fino a diventare luce sfolgorante.
Luci che svelano il volto vero di Dio e la strada che noi umanità dolorante siamo invitati a percorrere per uscire dalle tenebre del male e portare dentro la storia di oggi la concreta speranza della pace che fiorisce da queste piccole luci che brillano anche oggi nella nostra storia di ogni giorno e che sta a noi scoprire, vedere, accendere.
Seguiamo Gesù non solo per condividerne il dolore e la passione ma soprattutto per imparare da lui mite e umile di cuore la vera arte dell’amore che può generare relazioni nuove, scelte di pace.
L’ulivo quest’anno sia ancor più richiamo a questa strada di non violenza e mitezza che ha la forza di costruire pace a partire dalle nostre relazioni, nelle nostre famiglie.
Non sia oggetto di superstizione, ma segno di impegno concreto per essere, ciascuno di noi, nel buio del male che ci avvolge, piccola luce che splende e apre a un orizzonte di speranza.
sabato 5 aprile 2025
"La speranza del perdono" - Quinta domenica di Quaresima
Ancora una volta sono gli scribi e i farisei che provocano Gesù. Sono i più integralisti e rigidi, scrupolosi nel far osservare la legge, giudici spietati verso chi non rientra nei loro schemi mentali. Come questa povera donna sorpresa in adulterio.
C’è in questo atteggiamento un non so che di attuale. Condannare, giudicare, mettere all’indice chi, secondo noi, sbaglia, è diverso o agisce fuori da quella che è ritenuta la prassi comune. Oggi questo è diventato un vizio pubblico: con parole e gesti si porta a rovina la convivenza stessa, le relazioni sociali, anche dentro le famiglie, alimentando sfiducia, cattiveria, odio. E quante volte certi giudizi diventano come muri che bloccano ogni possibilità di crescita, di cambiamento, di maturazione!
“Ma allora lasciamo correre tutto? Va tutto bene? Lasciamo che ognuno faccia quel che vuole?”. No. La questione non è questa. Occorre riconoscere ciò che è sbagliato, il peccato, ma salvare, aiutare chi sbaglia, la persona.
Gesù non chiude un occhio sul peccato, non scusa la donna per un peccato che sicuramente ha commesso. Gesù vuole però che il giudizio di Dio sia di Dio, non dell’uomo; l’uomo non può arrogarsi questo diritto, tutti siamo peccatori: “chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra”.
E il giudizio di Dio non è mai senza una possibilità di salvezza, perché Dio non vuole la morte, ma la vita per tutti i suoi figli.
Nell’incontro tra ‘la miseria e la misericordia’ (come s.Agostino definisce questo racconto) Gesù regala a quella donna - e a tutti noi - la speranza. Una speranza più forte di ogni peccato. Condanna il peccato, la miseria, non condanna il peccatore, usa misericordia. E con il perdono lo riabilita e lo apre alla speranza di una vita nuova, di un futuro nuovo.
“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco faccio una cosa nuova”. Sono le parole del profeta nella 1 lettura. La novità lì promessa è la novità stessa manifestata da Gesù. “Ecco faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.
Forse il dramma è proprio qui. Non ci accorgiamo che è possibile una via nuova, scelte diverse.
Andiamo avanti immersi nei nostri schemi, nel nostro modo abituale di catalogare gli altri, Dio, noi stessi e non ci accorgiamo che invece Dio ha rovesciato tutto, ha scompigliato i nostri schemi, ha buttato all’aria i nostri giudizi.
In Gesù fa germogliare la novità sconvolgente del suo amore misericordioso che ha la forza di aprire un futuro là dove tutto sembrava fosse perduto. Ha la capacità di ridare speranza a chi, a causa del suo passato, si sente soffocare dall’angoscia e dalla disperazione. Questa novità si chiama perdono!
Gesù ci fa comprendere che non c’è fallimento che non possa essere superato; non c’è caduta dalla quale non ci si possa rialzare; non c’è peccato che non possa essere perdonato.
Con Lui tutti possiamo sempre ricominciare di nuovo. Tutti possiamo cambiare. E insieme possiamo aiutarci a cambiare questa nostra società divenuta così spietata e ingiusta, così arrogante e giudicante.
Cambiamo sguardo, cambiamo prospettiva, per generare relazioni di misericordia, di attenzione alle fatiche dell’altro; offrendo quel perdono che apre a strade di novità, regalando parole e gesti di comprensione e di incoraggiamento che permettano, riconosciuti gli sbagli, di ricostruire sé stessi.
“Và e d’ora in poi non peccare più”: ecco la forza del perdono, che riconosce il peccato ma permette di superarlo, di aprirsi a una novità di vita. Sono parole dette per ciascuno di noi: “Và e d’ora in poi non peccare più”. Và e d’ora in poi regala a tutti misericordia e non giudizio e condanna.



