mercoledì 3 gennaio 2018

Buon 'passaggio'...verso novità e pienezza. Buon anno!



...accompagnati dalle parole del nostro vescovo Oscar:

Un altro anno è compiuto, uno nuovo è alle porte. Per un cristiano tutto è nelle mani di Dio, che attraverso la signoria di Cristo risorto guida efficacemente la storia e la conduce a pienezza.  Da qui il nostro umile ringraziamento per i benefici ricevuti nell’anno che si chiude.
Contemporaneamente, però, tutto è affidato anche alle nostre mani, alla nostra libertà, alla responsabilità e alla saggezza delle nostre scelte, essendo noi uomini artefici del nostro futuro, così come del creato,  affidatoci da Dio quali custodi e non certo padroni.

Le nostre azioni passate ci seguono, ci aprono strade nuove o le ostruiscono. Noi paghiamo lo scotto delle nostre paure, delle nostre difese, delle nostre prevenzioni. Nello stesso tempo non cessiamo di reinventarci, di aprirci a nuove mete, di tentare altre possibili sviluppi, in un clima che eviti tensioni e contrapposizioni, solo protesi nell'interesse del bene comune.

Noi siamo anche debitori di quanti, nel tempo, ci hanno preparato, a loro volta, la casa comune che è il nostro mondo. Anche solo osservando la nostra Cattedrale, soprattutto l’altare, di cui è ricorso quest’anno il 700^ anniversario della sua consacrazione, ci rendiamo conto della ricchezza che ci è stata donata. A loro volta, i nostri figli saranno determinati dall'impegno o meno con cui noi, in questa nostra precisa epoca della storia, avremo creato le condizioni per un loro futuro.

Siamo tutti coinvolti in una medesima avventura, affascinante, da una parte, ma, dall'altra, anche piena di enigmi. Non possiamo permetterci di voltarci dall'altra parte, come se niente dipendesse da noi, come se le difficoltà, tuttora persistenti, fossero causate solo dagli altri; non possiamo ritirarci nel nostro ristretto orizzonte, dove tutto funzionerebbe secondo la nostra unica prospettiva. Non è più possibile delegare ad altri i doveri e le responsabilità di ciascuno. A tutti il compito di partecipare, di prendere l'iniziativa, di aprirsi al futuro da persone coinvolte e non solo da spettatori. Solo lavorando insieme possiamo contribuire efficacemente alle soluzioni che affliggono l'umanità e che rendono la nostra società uno spazio accogliente e ospitale.

Dobbiamo fare i conti, piuttosto, con la realtà complessa e articolata, che ci supera, che ci conduce al di là dei nostri confini, che ci dischiude nuovi orizzonti, imparando a convivere, qui nella nostra terra, con una cultura pluralista, frutto della presenza di persone provenienti da altre parti del mondo. Le persone, sebbene diverse da noi, non possono essere ritenute delle minacce o nemici da temere, ma devono essere ospitate come fratelli in umanità.

Il nostro compito consiste nel riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, riconoscere i valori fondamentali e ineludibili, che promuovono il bene dei singoli e insieme il bene comune, e nello stesso tempo, imparare a chiamare per nome ciò che condiziona l'uomo, lo degrada e gli fa rinunciare alla sua dignità regale, che deriva dalla comune appartenenza alla famiglia dei figli di Dio.

Non siamo figli unici, ma membri di un vasto mondo articolato, chiamati a vivere la nostra comune umanità dentro il nostro territorio. Il mio ministero di comunione e di sintesi, mi aiuta a tenere aperti gli occhi ed accorgermi dei tanti casi che mi vengono presentati e che a volte mi trovano incapace di soluzioni a breve scadenza.

Penso alla tante famiglie divise, dove non c'è armonia, né intesa tra marito e moglie, ma ostilità e a volte anche violenza, alla incapacità di dialogo  tra genitori e figli, ai giovani senza prospettive di lavoro, alle tante persone vittime delle varie forme di dipendenze, alcune delle quali frutto del troppo progresso. Penso alla solitudine degli anziani, lasciati soli dai propri figli, a quanti, non più giovani, hanno perso ogni prospettiva di lavoro e hanno vergogna di confidare ai loro figli la loro umiliante situazione, tentando anche, a volte, di togliersi la vita.

Penso ai profughi che ospitiamo, i quali hanno lasciato le loro terre d’ origine, fuggendo dalla guerra, persecuzioni e degrado ambientale e altre forme di violenza organizzata. Accogliere queste persone non basta, occorre favorirne l’ integrazione, permettendo che essi partecipino pienamente alla vita della nostra società .

Assieme a queste povertà materiali, ne esistono però altrettante, a livello spirituale, non abbastanza sottolineate, e più gravose ancora, perché tolgono la pace, non favoriscono rapporti interpersonali significativi, condannano l’ uomo a vivere una sola dimensione: un benessere materiale, senza respiro d'anima, alla ricerca di gratificazioni immediate. Quante persone snaturano gli avvenimenti più importanti della vita, come  il nascere o  il morire, privano i legami affettivi di stabilità, coerente e fedele, fondano tutto sull'incertezza del provvisorio, o su gioie apparenti, che non sono altro che evasioni dagli impegni della storia.
Se si toglie alla vita la sua dimensione trascendente, non c'è più spazio per Dio, ma anche per le persone, ridotte a semplici concorrenti, esseri anonimi e senza volto, invece che fratelli.
Le speranze che il mondo consumista di oggi offre ai giovani sono troppo piccole per riempire il cuore degli esseri umani, assetati di infinito.

Davanti a questi esempi di povertà materiale e immateriale, vogliamo tutti sentirci coinvolti e sostenerci reciprocamente, in un comune impegno per dare un'anima alla società, perché sia "a misura d'uomo" e alle persone la garanzia per una vita piena, intensa e felice.

La comunità cristiana, se vuol offrire un aiuto concreto alla società e presentare un' immagine di Chiesa "esperta in umanità", nel tentativo di rendere il mondo più umano, dovrà  favorire sempre più l'incontro con le istituzioni civili, con gli organismi di partecipazione, per costruire e sviluppare con essi  una cultura fondata sulla misericordia, mediante delle scelte essenziali e significative, che il prossimo Sinodo diocesano potrà proporre e favorire.
Vogliamo partecipare alla costruzione di una cultura fondata sulla misericordia, in cui nessuno guarda all'altro con indifferenza, né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli.

Sempre più comprendiamo come la Chiesa debba mettersi a servizio del mondo, portando un messaggio di speranza, soprattutto a quella parte di umanità ferita, dolorante, che ha bisogno di compassione e di aiuto per ritrovare se stessa, senza sentirsi giudicata, ma piuttosto accolta e sostenuta da una comunità cristiana che si presenta "col volto di mamma", come ha auspicato papa Francesco. La fede in Cristo rende la persona libera, piena di gioia e capace di compassione.

Mi è caro ricordare ora uno dei prossimi appuntamenti che coinvolgerà anche la Chiesa di Como e la società civile, ossia la beatificazione a Vigevano, il prossimo 3 febbraio, di Teresio Olivelli (1916-1945),  nativo di Bellagio, membro attivo dell'Azione Cattolica, rettore del collegio universitario Ghislieri di Pavia, alpino nella campagna di Russia, membro della Resistenza e infine internato in un campo di concentramento nazista, in cui offrì la sua vita per difendere un suo compagno di prigionia. A buon diritto, il papa S. Giovanni Paolo II definì  la sua morte "simile a quella di S. Massimiliano Kolbe". I suoi gesti eroici non furono improvvisati, ma frutto della sua paziente formazione, della abituale intimità con Dio e con l'esercizio quotidiano e feriale della carità.

Non posso poi tralasciare un appello che mi sembra importante e che deve interessare tutti. Nel prossimo mese di marzo saremo chiamati alle urne.
Siamo in un periodo in cui i partiti e gli uomini politici hanno generato delusione e lontananza dall’impegno politico. Il malcontento e la diffidenza verso i leaders politici si sono approfonditi a causa di aspettative non soddisfatte e problemi non risolti. L’astenersi dal voto, a cui tutti invece siamo obbligati, non deve essere  espressione di questa delusione. Non deve essere il partito dei rinunciatari a prevalere, e nemmeno i leaders populisti possono assumere le responsabilità di governo sfruttando le rabbie e le paure della gente, a causa di promesse di cambiamento seducenti, quanto irrealistiche. Ciascuno in coscienza si orienti verso quei candidati che presentano programmi che facilitino il bene possibile, che tutelino la dignità e il rispetto delle vita delle persone, che facilitino la solidarietà  e non si limitino a promesse aleatorie. Mancare al voto è da considerarsi un vero e proprio peccato di omissione, che non fa altro se non delegare in bianco, senza compromettersi responsabilmente.

Una iniziativa che mi sento di raccomandare alla comunità civile è quella di  favorire la presentazione della prima parte della Costituzione italiana, nel settantesimo della sua promulgazione, dove sono enumerati i fondamentali principi, diritti e doveri per una società libera e democratica. In un epoca in cui si sono smarriti gli ideali del vivere civile, è urgente aiutare le persone e la società a riscoprire l'essenziale di una civiltà veramente umana.
Potrebbero nascere sani dibattiti da parte delle grandi famiglie culturali ideologiche, che insieme hanno redatto a suo tempo la Costituzione, e organizzare interventi educativi anche nelle nostre scuole superiori,  per aiutare i giovani ad attualizzare quei principi fondativi, base del nostro vivere civile.

A conclusione, auguro a tutti che Gesù, nato nelle nostre vite, possa essere donato, a nostra volta, a quanti non hanno mai sperimentato amore e gesti di tenerezza, poiché tutti hanno diritto di toccare con mano la grazia di Dio, di cui noi siamo stati partecipi.



sabato 30 dicembre 2017

La famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.



Il guardare alla famiglia di Gesù, di Maria  e Giuseppe ci fa bene. Perché non si tratta di una famiglia astratta, di un ideale lontano e irraggiungibile, di una storia fuori dalla storia…
E’ quella di Gesù, una famiglia concreta, umana. Una famiglia incarnata e radicata.
Incarnata. Si compie in lei il mistero del Natale, dell’incarnazione di Dio dentro la storia. Dio si fa carne; assume la carne mortale, la nostra vita umana in tutto e per tutto. Lo fa a iniziare dalla famiglia; vuole aver bisogno di una famiglia per essere Dio con noi.
E si tratta di una famiglia totalmente immersa nella storia del suo tempo, partecipe alla vita sociale e religiosa del popolo cui appartiene, così come il vangelo di oggi ci descrive.
Subito segnata, fin dalla nascita del piccolo Gesù, da prove e fatiche: pensiamo a come nasce questo bambino, nella notte di Betlemme…
La vedremo poi costretta a emigrare e fuggire; perseguitata e osteggiata da un potere occulto che sfrutta e opprime pur di conservare i propri privilegi.
Da subito immersa in una storia non facile, complessa, chiamata a vivere il dramma di tutti: la lotta quotidiana tra bene e male, tra accoglienza e rifiuto, tra morte e vita.
Non possiamo allora non pensare a quante famiglie ieri come oggi, sono costrette ad affrontare fatiche e sofferenze, a emigrare a causa delle guerre concepite e generate dai potenti, costrette a spostamenti forzati per avere qualcosa da mangiare, ad andare in esilio per godere di una maggiore dignità e libertà e spesso rifiutate da altri che non le accolgono e che questa dignità non riconoscono: un dramma che papa Francesco nel messaggio per la giornata della Pace che celebriamo domani richiama a tutti noi.
Gesù, Maria e Giuseppe diventano così il simbolo e modello di tutte le famiglie che vivono incarnate in una storia spesso ostile e difficile.
Ma questa famiglia tuttavia resiste; non si lascia travolgere, né disgregare dalle fatiche e lotte quotidiane.
E resiste non perché privilegiata rispetto ad altre, né perché favorita da aiuti dall’alto. Resiste perché sa essere famiglia ‘radicata’.
Radicata innanzitutto nella legge del Signore. Da buona famiglia ebrea vive nella fedeltà alla Legge di Dio che già le antiche scritture annunciavano.
Vive inserita nella storia di alleanza (iniziata con Abramo): Maria e Giuseppe sanno, come Abramo, radicarsi nella fiducia in Dio e nell’attento ascolto della sua voce, della sua Parola.
“Per fede”… come Abramo e Sara, così Giuseppe e Maria affrontano il cammino insieme, certi che le promesse di Dio non vengono meno. Ripensando alla storia del loro popolo non dimenticano che Dio è il Dio vicino che non toglie le prove, ma le condivide; non salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza, non salva dalla persecuzione, ma nella persecuzione. E si fidano. Lo ascoltano. Dio cammina accanto e insieme con loro.
Dio non si stanca anche oggi di camminare accanto ad ogni famiglia, accanto alle nostre paure e fatiche con la Sua Parola che illumina, guida, salva.
Guardiamo oggi alla famiglia di Gesù e affidiamo a lei tutte le nostre famiglie.
Chiediamo la capacità di vivere incarnati, di stare dentro una storia spesso ostile e contraria alla famiglia stessa. Di stare nelle fatiche e nelle prove, radicati nella fiducia nella sua Parola.
Radicati: è questo il segreto. Senza radici basta una bufera e si è travolti.
Le radici devono affondare nella fede in Dio, quella fede che ci fa ascoltatori attenti della Sua Parola così da stringere legami d’amore con Lui rafforzati attraverso la preghiera vissuta insieme in casa.
E poi le radici devono affondare anche in quel legame con la comunità di appartenenza, la chiesa: in essa – famiglia di famiglie – come di fatto dovrebbe essere, insieme ci si accoglie e ci si aiuta, si offre e si riceve sostegno e incoraggiamento, si attinge alle sorgenti della fede che ci rigenera e rinnova per vivere con perseveranza e fedeltà nella chiamata che il Signore ha rivolto a ciascuno.
La famiglia di Nazaret in tutto ciò è modello e incoraggiamento perché le sue radici sono proprio lì, in Dio e nella comunità.
Il Vangelo di oggi esprime questo radicamento e ne evidenzia i frutti: “Gesù cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di Lui”. Sia così per i nostri figlie, per le nostre famiglie, per ciascuno di noi.

sabato 23 dicembre 2017

Quarta di Avvento



Dio è di parola. Mantiene le sue promesse. Non ci prende in giro. Lui è veramente fedele.
Questo il messaggio che oggi la Parola di Dio vuole proporci.
Le promesse di Dio fatte a Davide (prima lettura) “io farò a te una casa, susciterò un discendente dopo di te, la sua casa e il suo regno saranno saldi”, si compiono in Maria: “concepirai un figlio.. gli darà il trono di Davide... regnerà per sempre”. Anche Paolo nella seconda lettura rende lode a Dio che realizza in Gesù quel disegno “avvolto nel silenzio per secoli… ma ora manifestato e annunciato a tutte le genti”.
La cosa curiosa è vedere come questo Dio compie le promesse annunciate: in un modo a dir poco imprevedibile.
Già con Davide fa capire che il suo agire è diverso dal nostro. Davide voleva costruire a Dio una casa… Buona intenzione; ma è mai possibile mettere Dio in una casa? Dio interviene e tramite il profeta Natan dice a Davide che sarà lui stesso a dargli una casa e questa non di sassi, ma di carne: in una persona prenderà casa la sua discendenza.
E questo imprevedibile modo di agire di Dio lo vediamo ancor più chiaramente nel Vangelo.
A una donna, piccola, semplice, di un paese nascosto quale era Nazareth, dice: “Io sono in te, sei piena di grazia”, diventa la mia casa, la mia dimora; generami al mondo.
Forse noi siamo così abituati a leggere queste pagine che non ci rendiamo più di tanto conto della sconvolgente novità che esse annunciano. Del sorprendente modo di agire di Dio.
Veramente “nulla è impossibile a Dio”.
Questo agire provoca immediatamente in Maria due atteggiamenti: sorpresa e stupore.
Sorpresa per un Dio che per manifestarsi sceglie ciò che è piccolo, umile; che vuole aver bisogno di una donna, per lo più sconosciuta e di nessuna importanza.
Stupore: vuole addirittura nascere in lei. Lui l’infinito nel finito. Lui il potente, nella debolezza. E nascere senza conoscere uomo. Ma “come avverrà questo?”
Sorpresa e stupore che generano gioia mista a domande, meraviglia insieme a interrogativi. Eppure non ha capito male Maria. “Non temere” se sei piccola, sconosciuta, debole, “non temere lo Spirito santo scenderà… ti coprirà come nube”, senza rumore, senza clamore. “Nulla è impossibile a Dio”.
E’ il Dio fedele che compie le promesse, ma secondo i suoi disegni, con scelte ben differenti da quelle che noi avremmo fatto.
Ma manca ancora un passo. Non basta a Dio la sorpresa e lo stupore di Maria per portare a compimento la sua promessa.
Manca ancora una cosa. Manca il sì. Manca ancora la disponibilità, il fare spazio a lui. E Maria non esita: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
Ora sì che le promesse possono compiersi.
Ora sì che il Dio lontano si fa Dio vicino, il Verbo diventa carne. Maria ne diventa la casa.
Sorpresa, stupore e sì. A questo ci invita Maria.
Ancora oggi Dio vuole compiere in noi le sue promesse di alleanza, di amore per ciascuno e per questa nostra umanità, vuole fasi Dio vicino, presente, Dio con noi, forza e sostegno, salvezza.
Sappiamo che nella sua fedeltà questo può compiersi.
Sappiamo anche che tutto ciò Lui sa realizzarlo in modo inaspettato, dentro la nostra pochezza e debolezza, dentro questa nostra storia segnata ancora da tanto male. A Lui nulla è impossibile.
Ma perché possiamo toccare con mano la fedeltà del suo amore, fare esperienza della Sua vicinanza e coglierne i frutti nella nostra vita non basta che ci fermiamo alla sorpresa e allo stupore.
Occorre che anche noi, come Maria, arriviamo a dire il nostro: Sì. Eccomi. Ti faccio spazio. Sono disponibile a vivere secondo la Tua Parola perché questa Parola possa trovare casa in me. Possa di nuovo ritrovare carne attraverso la mia vita.
Viviamo il Natale ormai vicino non solo con rinnovata sorpresa e stupore, ma soprattutto con il Sì di chi è pronto ad offrire se stesso, la propria vita, affinché sia abitata da Dio. Diventiamo casa di carne, grembo che ospita; famiglie che aprono la porta, comunità accoglienti, verso quel Dio fedele che non si stanca di compiere le sue promesse in modo imprevedibile e sorprendente, ma che, anche oggi come allora, aspetta solo il nostro sì. Dio è di parola. Anzi: è Parola che si fa carne. Basta un sì.