sabato 7 febbraio 2026

"Voi siete sale e luce" - V° domenica del tempo ordinario

Don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma, martirizzato il 5 febbraio 2006 mentre pregava nella sua chiesa di Santa Maria a Trabzon, sulle rive del Mar Nero.

A 20 anni dalla sua morte ecco un estratto da una sua lettera scritta  pochi mesi prima, indirizzata ai familiari e agli amici che seguivano il suo apostolato in Turchia.

Carissimi, vi scrivo dopo aver passato ieri una tranquilla e bella serata sul Mar Nero. [...] Vorrei lasciarvi con una riflessione che mi è venuta continuando a leggere la storia di quest’area del Medio Oriente. Spesso i cristiani hanno voluto creare degli stati cristiani, ritagliandosi dei territori in cui identificare religione, nazione, cultura. Questo ha portato a guerre, violenze e rivendicazioni in nome della fede. I confini della religione coincidevano o si volevano far coincidere con i confini dello stato, nato o da far nascere. È uno dei motivi per cui in questa realtà mediorientale non c’è pace e gli animi sono esacerbati. Mi sono ricordato che Gesù ha detto: «voi siete il sale della terra». Non ha detto: voi siete un pezzo di terra. A noi ha chiesto di essere il sale di ogni terra, di abitare ogni terra e di seminare in ogni zolla il sapore del vangelo. Il sale non si preoccupa di conquistare una terra ma di salarla perdendosi in essa. Se il sale rimane chiuso in una saliera tradisce se stesso. I cristiani non hanno bisogno di diventare una nazione o uno stato. Hanno il dovere di essere sale. Hanno ricevuto la grazia e il mandato per farlo. Chiudersi dentro dei confini è facile. È essere sale senza confini che ci è chiesto. […] L’identità cristiana non è un’identità territoriale e neppure semplicemente culturale. È un’identità evangelica: è il sale di Cristo in noi, è la nostra trasformazione in Lui, è il Suo vivere in noi, è la visibilità di Cristo attraverso noi, è lo scrivere il vangelo nel nostro essere, sentire e vivere. […] Tutto questo come si può rapportare alla nostra vita di tutti i giorni, per noi per esempio che viviamo in Europa? In questo caso secondo me la questione è più semplice e ci chiede chiaramente un esame di coscienza e un mutamento di cuore. Per un cristiano non è tanto importante conquistare un posto, progredire nella carriera o affermarsi in politica. È importante come si è sale in quel posto di lavoro o nell’esercizio di quella responsabilità. Non è importante ritagliarsi uno spazio ma essere sale in ogni spazio. Non conta essere cassiera in un negozio, casalinga in famiglia, amministratore in un condominio, bidello in una scuola, medico in un ospedale, giudice nel tribunale, esperto economico in una banca, ma come si è cassiera, casalinga, amministratore, bidello, giudice, medico, economista. Il Signore ci riconoscerà se troverà in noi le sue stimmate e il mondo ci riconoscerà come discepoli di Gesù se troverà in noi i tratti del Maestro.

Preghiamo perché questo avvenga. Come granellini di sale lasciamoci gettare da Gesù dove lui voglia. Lasciamoci riempire da Lui per spargere il suo sapore e non i nostri profumi. Anche questa terra di Turchia, anche questo grande e delicato Medio Oriente, anche questo mondo musulmano ha bisogno di presenze “cristiane”, disposte a sciogliersi con amore disinteressato come il sale.

Trebisonda, 18 maggio 2005