sabato 20 dicembre 2014

Quarta domenica di avvento



Dio è di parola. Mantiene le sue promesse. Non ci prende in giro. Lui è veramente fedele. Questo il messaggio che oggi la Parola di Dio vuole proporci.
Le promesse di Dio fatte a Davide (prima lettura) “io farò a te una casa, susciterò un discendente dopo di te, la sua casa e il suo regno saranno saldi”, si compiono in Maria: “concepirai un figlio.. gli darà il trono di Davide... regnerà per sempre”. Anche Paolo nella seconda lettura rende lode a Dio che realizza in Gesù quel disegno “avvolto nel silenzio per secoli… ma ora manifestato e annunciato a tutte le genti”.
La cosa curiosa è vedere come questo Dio compie le promesse annunciate: in un modo a dir poco imprevedibile.
Già con Davide fa capire che il suo agire è diverso dal nostro. Davide voleva costruire a Dio una casa… Buona intenzione; ma è mai possibile mettere Dio in una casa? Dio interviene e tramite il profeta Natan dice a Davide che sarà lui stesso a dargli una casa e questa non di sassi, ma di carne: in una persona prenderà casa la sua discendenza.
E questo imprevedibile modo di agire di Dio lo vediamo ancor più chiaramente nel Vangelo. A una donna, piccola, semplice, di un paese nascosto quale era Nazareth, dice: “Io sono in te, sei piena di grazia”, diventa la mia casa, la mia dimora; generami al mondo.
Forse noi siamo così abituati a leggere queste pagine che non ci rendiamo più di tanto conto della sconvolgente novità che esse annunciano. Del sorprendente modo di agire di Dio. Veramente “nulla è impossibile a Dio”.
Questo agire provoca immediatamente in Maria due atteggiamenti: sorpresa e stupore.
Sorpresa per un Dio che per manifestarsi sceglie ciò che è piccolo, umile; che vuole aver bisogno di una donna, per lo più sconosciuta e di nessuna importanza.
Stupore: vuole addirittura nascere in lei. Lui l’infinito nel finito. Lui il potente, nella debolezza. E nascere senza conoscere uomo. Ma “come avverrà questo?”
Sorpresa e stupore che generano gioia mista a domande, meraviglia insieme a interrogativi. Eppure non ha capito male Maria. “Non temere” se sei piccola, sconosciuta, debole, “non temere lo Spirito santo scenderà… ti coprirà come nube”, senza rumore, senza clamore. “Nulla è impossibile a Dio”.
E’ il Dio fedele che compie le promesse, ma secondo i suoi disegni, con scelte ben differenti da quelle che noi avremmo fatto.
Ma manca ancora un passo. Non basta a Dio la sorpresa e lo stupore di Maria per portare a compimento la sua promessa.
Manca ancora una cosa. Manca il sì. Manca ancora la disponibilità, il fare spazio a lui. E Maria non esita: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
Ora sì che le promesse possono compiersi. Ora sì che il Dio lontano si fa Dio vicino, il Verbo diventa carne. Maria ne diventa la casa.
Sorpresa, stupore e sì. A questo ci invita Maria.
Ancora oggi Dio vuole compiere in noi le sue promesse di alleanza, di amore per ciascuno e per questa nostra umanità, vuole fasi Dio vicino, presente, Dio con noi, forza e sostegno, salvezza.
Sappiamo che nella sua fedeltà questo può compiersi.
Sappiamo anche che tutto ciò Lui sa realizzarlo in modo inaspettato, dentro la nostra pochezza e debolezza, dentro questa nostra storia segnata ancora da tanto male. A Lui nulla è impossibile.
Ma perché possiamo toccare con mano la fedeltà del suo amore, fare esperienza della Sua vicinanza e coglierne i frutti nella nostra vita non basta che ci fermiamo alla sorpresa e allo stupore.
Occorre che anche noi, come Maria, arriviamo a dire il nostro: Sì. Eccomi. Ti faccio spazio. Sono disponibile a vivere secondo la Tua Parola perché questa Parola possa trovare casa in me. Possa di nuovo ritrovare carne attraverso la mia vita.
Viviamo il Natale ormai vicino non solo con rinnovata sorpresa e stupore, ma soprattutto con il Sì di chi è pronto ad offrire se stesso, la propria vita, affinché sia abitata da Dio. Diventiamo casa di carne, grembo che ospita; famiglie che aprono la porta, comunità accoglienti, verso quel Dio fedele che non si stanca di compiere le sue promesse in modo imprevedibile e sorprendente, ma che, anche oggi come allora, aspetta solo il nostro sì. Dio è di parola. Anzi: è Parola che si fa carne. Basta un sì.

giovedì 18 dicembre 2014

Per Natale...un sacco di miglio


“Un sacco di miglio” per i profughi della diocesi di Maroua-Mokolo. E’ questo l’appello lanciato dalla diocesi di Como – attraverso il Centro missionario diocesano e la Caritas– a ridosso delle festività natalizie. Un appello di emergenza per rispondere alle necessità delle popolazioni nel nord del Camerun che da mesi si trovano non solo a vivere il clima di insicurezza provocato dalle violenze di Boko Haram, lungo il confine con la vicina Nigeria, ma anche a dover rispondere – in spirito di autentica condivisione – ai bisogni delle migliaia di profughi in fuga. “Ad oggi – raccontano i nostri fidei donum, attualmente in Italia - sono circa 18 mila i nigeriani ospitati nel campo allestito dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Gawar. Accanto a questi ci sono però migliaia di altri sfollati che sono stati accolti da parenti e amici nei villaggi della diocesi”. Un’accoglienza facilitata dal fatto che, a cavallo del confine tra i due Paesi, vivono famiglie appartenenti alla stessa tribù, quella dei kapsiki, e i legami di clan sono molto forti. Un bell’esempio di accoglienza che sta creando, però, una pressione sociale sulle comunità ospitanti che potrebbe portare ad una prossima carestia.
“Con la crescita della popolazione – continuano i missionari – cresce anche il numero delle bocche da sfamare a fronte di raccolti che sono stabili, se non in lieve calo a causa delle violenze. Questo potrebbe creare,  già nei prossimi mesi,  problemi per il rifornimento di cibo e l’approvvigionamento idrico specie con l’arrivo della stagione secca”.
Una situazione aggravata dal blocco dei commerci con la Nigeria che ha portato ad un aumento dei prezzi dei generi alimentari e a una riduzione delle quantità di beni disponibili nei mercati.
“Al momento il problema non si pone perché le piogge sono finite da poco e il raccolto è stato appena effettuato – concludono i nostri fidei donum –,  ma crediamo sia necessario agire subito facendo scorta di miglio ora, prima che i prezzi possano salire, come in parte sta già avvenendo. Questo permetterà alla diocesi di Maroua-Mokolo di avere a disposizione delle risorse da gestire quando, a partire dalla prossima primavera, la gente si troverà senza cibo”.
La proposta, maturata alla fine della scorsa settimana all’interno della Commissione missionaria diocesana, è stata sostenuta dal vescovo Diego Coletti e rilanciata a tutte le parrocchie della diocesi. Donando un corrispettivo di 30 euro sarà possibile acquistare – in loco, così da sostenere gli agricoltori locali -  un sacco da 100 kg di miglio che permetterà di provvedere al fabbisogno delle comunità e dei profughi ospitati.
“In questi mesi in cui ci stiamo interrogando sul futuro della missione diocesana in Camerun – conclude Gabriella Roncoroni, direttore del Centro Missionario Diocesano – crediamo sia importante non dimenticare la Chiesa con cui, da oltre vent’anni, condividiamo un cammino di comunione e amicizia. In questo tempo di Natale vogliamo mostrare la nostra vicinanza al vescovo Bruno Ateba Edo e alle comunità della diocesi di Maroua-Mokolo e della vicina Nigeria con la preghiera e con un gesto concreto di carità. Perché non c’è Natale senza condivisione”.
E’ possibile effettuare bonifico:
Banca Popolare di Sondrio -  Como Ag. N. 1
IBAN: IT23 Y056  9610  9010  0000  9015  X65
PROGETTO: UN SACCO DI MIGLIO per Maroua-Mokolo

sabato 13 dicembre 2014

Terza domenica di avvento



“Venne un uomo…” così si apre il vangelo di oggi.
Un uomo mandato, chiamato per nome da Dio, con una missione: dare testimonianza alla luce. Questo uomo di cui si parla è Giovanni il Battista. E il brano letto ci presenta la sua missione e la sua identità.
Giovanni è innanzitutto testimone di luce. Questa la sua missione. Non gridare allo sfascio, al degrado; non annunciare cattive notizie, fallimenti, ma indicare una luce. “In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”, che non siete capaci di vedere. Lui è la luce. Una luce che pare essere soffocata dall’irruenza delle tenebre, ma che non viene vinta. Piccola luce destinata a diventare luce del mondo.
Questo suo annuncio, semplice e profondo nello stesso tempo, trova subito l’opposizione delle tenebre. Giudei, sacerdoti, leviti, subito ad interrogarlo, subito preoccupati di questa novità (come di ogni altra novità…), paurosi di perdere il loro comando e i loro privilegi. “Tu chi sei? Cosa dici di te stesso? Perché fai questo?”. Un vero e proprio interrogatorio di primo grado, che rivela preoccupazione, timore, sospetti. Sono le tenebre che appena percepiscono un bagliore di luce, tentano in ogni modo di soffocarlo.
Ma Giovanni trova l’occasione per dire con ancor più chiarezza la sua identità. E sorprende il modo. Non fa l’elogio delle sue doti, dei suoi titoli personali, lui che verrà definito da Gesù “il più grande fra i nati di donna”. “Io non sono” è la sua risposta, ribadita più volte: “io non sono”, e infine “io non sono degno”. Per arrivare così a metter in luce l’identità vera: “io voce di uno che grida nel deserto”.
Una voce che rimanda a una Parola, a un altro. Lui è voce. Solo Dio è la Parola. E la sua voce è prestata alla Parola per far risuonare nel deserto l’annuncio che “in mezzo a voi c’è uno che non conoscete”, c’è la luce che può ridare splendore e bellezza, gioia e senso alla nostra vita.
La figura di Giovanni, in questa domenica, diventa un riferimento anche per tutti noi cristiani. Guardando a lui siamo chiamati a ripensare la nostra identità e missione dentro il mondo in cui viviamo oggi.
“Venne un uomo…”. Quell’uomo siamo tutti noi. Uomini e donne mandati e chiamati per nome. Non per fare lamenti e continue rimostranze su ciò che non va; non per giudicare e condannare chi fa diverso da noi, ma solo per indicare una luce, per indicare quel Gesù che ancora oggi è in mezzo a noi e che ancora non conosciamo, facciamo fatica a riconoscere ed accogliere.
Ecco chi siamo. Impariamo da Giovanni ad evitare il curriculum dei nostri meriti, delle nostre capacità, della presunzione di essere chi sa chi e con umiltà presentiamoci in mezzo alla gente semplicemente come voce, come richiamo, come semplice segnale che rimanda ad altro, che indica qualcun altro da cui anche noi ricaviamo luce, significato, vita.
Testimoni di luce. Una luce nascosta tra le tenebre della nostra storia faticosa di oggi. Una luce da scovare in mezzo a tanta oscurità. Insieme a tanti nostri fratelli e sorelle, credenti o meno, facciamoci tutti ricercatori del Nascosto, ricercatori di una luce che possa ridare lineamenti di speranza e di vita al nostro tempo.
Facciamolo non con la presunzione di sapere già dov’è e chi è questa luce. Ma con l’umiltà di chi non ha ancora finito di cercare. Di chi sa che “c’è uno che ancora non conosciamo” e che noi per primi dobbiamo sempre cercare, sempre più conoscere e seguire.
Mettiamoci alla scuola della Sua Parola e solo così saremo indirizzati sulle strade della luce, perché solo la sua Parola “è luce ai nostri passi”. Mettiamoci in ascolto della Sua Parola e solo allora potremo essere “voce che grida” oggi la sua Presenza e testimonia la gioia che nasce in chi lo cerca.
Gioia perché la Parola ci dice che su di lui “è lo Spirito del Signore”, ed è stato “mandato per portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati”, a liberarci da ogni schiavitù. Per questo “io gioisco pienamente nel Signore, perché mi ha rivestito di salvezza, mi ha avvolto di giustizia” mi ama come di un amore sponsale.
Cristiani ricercatori del Nascosto. Cristiani testimoni di luce.
Cristiani portatori di gioia. Quella gioia che nasce da una Presenza scoperta, da una luce ritrovata.
Viviamo questa nostra identità e missione così come Paolo ci suggerisce: “Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie… Non spegnete lo Spirito (ogni spiraglio di luce ovunque si manifesti). Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male”…e “così risplenda la vostra luce in mezzo agli uomini perche vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre che è nei cieli.”.

venerdì 12 dicembre 2014

Assaggi di restauro

Sono iniziati ormai da giorni i lavori di conservazione e di restauro interno del Santuario che si protrarranno per un anno intero e che interessano le pareti e tutta la volta. Si tratta di un lavoro paziente e minuzioso, finalizzato a riportare stucchi, affreschi e pareti alle condizioni originarie con un'opera di attenta pulizia. Il lavoro viene eseguito dalla CRD s.n.c. di Lazzate (MB). 
Nelle foto che seguono alcuni primi assaggi di restauro...