sabato 7 marzo 2020

Abitati dalla Luce - Seconda domenica di Quaresima


Nel cammino della Quaresima è Gesù colui che ci guida: oggi lo fa conducendo i suoi amici sul monte. Qui si trasfigura. Gesù, uomo come tutti noi, provato e tentato come noi, in cammino verso la croce e la morte, vuole far toccare con mano ai suoi che questa sua e nostra umanità, così fragile, debole, minacciata, è tuttavia abitata da una luce più forte di ogni tenebra. E la luce è il dono che fa ai suoi proprio nella trasfigurazione. Una luce non tanto esteriore, quanto interiore. Una luce che lo abita e che ci abita.
La sua trasfigurazione è una porta di luce che mostra chi siamo realmente, da dove veniamo, dove andremo a vivere per sempre. Non è solo una porta verso l’eternità, ma è la manifestazione dell’eternità che già come figli di Dio vive in noi in ogni istante. Noi siamo fatti e abitati dalla luce di Dio.
Ecco cosa vuole svelarci Gesù sul monte. La sua e la nostra umanità fragile è già ora abitata dalla presenza luminosa e dalla forza di Dio.
Non dobbiamo temere dunque se siamo impastati di fango perché in noi abita il soffio di Dio. Non dobbiamo avere paura se siamo mortali e deboli, perché in noi abita la vita stessa di Dio. Questo annuncia la trasfigurazione.
Il peso del male che ci schiaccia, le ingiustizie e le violenze assurde che continuano nel mondo (Siria, Turchia e Grecia…), i limiti e le fragilità che ci bloccano, soprattutto in questi giorni segnati da un virus che tutti sta mettendo alla prova facendoci sperimentare la nostra fragilità e impotenza. Tutto questo noi lo sperimentiamo ogni giorno ma la Parola di Dio oggi ci ricorda che c’è in noi anche una luce, una forza, una vita molto più forti. Il nostro volto, le nostri vesti, il nostro vivere quotidiano possono già ora far emergere e diffondere quel tesoro di luce che ci abita.
Questo perché anche noi siamo figli amati come il Figlio Gesù; e nella misura in cui lo ascoltiamo anche noi ci trasfiguriamo. “Questi è il Figlio mio, l’Amato… Ascoltatelo”. E’ il centro di tutto il racconto. Chi lo ascolta diventa come Lui. Ascoltarlo significa essere trasformati; significa far crescere la luce interiore che ci abita, la vita di Dio in noi fino al punto che essa possa manifestarsi sui nostri volti, nelle nostre azioni, in tutta la nostra vita. Siamo fatti per la trasfigurazione: già ora e in attesa della trasfigurazione definitiva che sarà partecipazione piena alla Pasqua di risurrezione di Gesù.
Tutto ciò noi lo sappiamo benissimo, anche se a volte, lungo il cammino lo scordiamo. Fin dal Battesimo ci è stato detto che siamo uomini e donne nuovi, già risorti con Gesù: una veste bianca ci è stata data come segno per non dimenticare questa novità, questa forze e luce che ci abita e ci riveste; “questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità… rivestito di Cristo…”.
Fragili, peccatori, ma figli amati, rivestiti di luce, con dentro la vita di Dio. Questo non deve solo riaccendere la speranza, tenere viva la fiducia in momenti non facili, ma anche e soprattutto renderci capaci di vivere quell’amore che solo  può illuminare le nostre relazioni, rendendoci attenti e solidali verso chi fa più fatica, facendoci responsabili e prudenti per il bene di tutti, imparando che siamo strettamente legati gli uni agli altri e che solo insieme, uniti, ci si può salvare.
Gesù ci chiama ad aprirci agli altri, ci spinge a scendere dal monte, a rimetterci in cammino con tutti, ad affrontare prove e fatiche, abitati dalla sua Presenza in noi che deve farsi visibile, così come si vede un abito che si indossa, una veste bianca che dice a tutti la nostra vera identità: siamo, in Gesù amato e ascoltato, figli amati del Padre. 
Sia tutta la nostra vita, il nostro modo di parlare e agire, di affrontare i problemi e le prove di ogni giorno, di trattare le persone e le cose, un lasciar trasparire quella luce che ci abita, che testimonia il nostro essere figli amati del Padre, così da accendere in chi incontriamo una luce di speranza, un risveglio di fiducia e di coraggio che ci renda tutti consapevoli che la nostra vita, l’umanità tutta, può essere trasfigurata, perché siamo immersi già ora nella vita stessa di Dio e siamo incamminati verso la piena comunione con Lui, Luce senza tramonto.


venerdì 6 marzo 2020

Domenica 8 marzo: con il Papa per i dimenticati di Idlib (Siria)


Segui l’Angelus in tv e accendi una luce, luce di trasfigurazione, come la Parola oggi ci ricorda.

 «Avvertiamo il bisogno civile e umano di ringraziare papa Francesco, l’unica autorità mondiale che ha ricordato il dramma dei civili di Idlib, nel nord ovest della Siria. Siamo sconvolti dalle rare immagini di quei bambini assiderati, a volte da soli, a volte con i loro genitori o parenti. Da una parte sono costretti a fuggire dalla Siria verso la Turchia da bombardamenti a tappeto che violano le regole più elementari del diritto umanitario internazionale e dall’altra sono impediti a trovare salvezza da un muro invalicabile e a oggi non valicato. Non è un’emergenza improvvisa, tutto questo va avanti da mesi! Si calcola che ormai siano almeno un milione gli esseri umani in fuga ammassati al confine, alcune stime parlano di un milione e cinquecentomila, in gran parte bambini. Se non si trovasse una soluzione, urgente, le operazioni militari raddoppieranno gli sfollati, per i quali non ci sono neanche tendopoli. Per tutti costoro ci sono soltanto due sottili corridoi umanitari aperti dall’Onu per portar loro qualche genere di prima necessità: questo è inammissibile. Avvertiamo dunque l’urgenza di manifestare la nostra gratitudine a papa Francesco e dimostrare al mondo che il suo appello per questa umanità abbandonata e tradita non è caduto nel vuoto. Questi nostri fratelli e queste nostre sorelle non possono essere dimenticati. Per questo domenica otto marzo, giornata dedicata alle donne di tutto il mondo, anche le madri disperate di Idlib, saremo in Piazza San Pietro. Ci incontreremo alle 11,15 davanti alla sala stampa vaticana per andare in Piazza San Pietro con un solo striscione: “Per i dimenticati di Idlib”»

Associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio, Amnesty International Italia, Caritas Italiana, Centro Astalli, sezione italiana del Jesuit Refugee Service, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento dei Siriani Liberi di Milano, Focsiv (Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario), Siria Libera e Democratica, Ucoii, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia.

Pur non riuscendo a essere in piazza San Pietro, domenica prossima, per la preghiera dell’Angelus con il Papa decidiamo di accendere non solo la tv, ma anche una luce e di metterla sul davanzale di una finestra della propria casa. Anche se sarà una luce accesa in pieno giorno. Perché i tanti durissimi giorni che sono passati e quelli, terribili, che si stanno inanellando purtroppo non bastano ancora per “vedere” dentro la lunga notte siriana. Ed è necessario che si faccia luce su quanto sta accadendo nella terra di Idlib e al limitare d’Europa. È necessario che si faccia luce nelle menti dei “grandi” del mondo e, soprattutto, qui e ora, dei politici europei e turchi. È necessario che si veda la realtà di un popolo massacrato e usato. È necessario che si lavori per una svolta nel segno dell’umanità, della politica responsabile, del soccorso alle vittime, dell’accoglienza dei perseguitati. 
(da Avvenire, 5.3.2020)




mercoledì 4 marzo 2020

L'uomo si credeva onnipotente. E adesso ha paura.



Da quotidiano locale. “La Provincia”. Intervista a Mauro Magatti, docente di Sociologia all’Università Cattolic.

Tutto quello che sta accadendo ci ricorda una verità tanto scontata quanto difficile da accettare: non possiamo controllare tutto, nonostante i progressi della scienza. In altre parole, «non siamo Dio». La riflessione è del sociologo ed economista comasco Mauro Magatti, docente alla Cattolica di Milano.

Professor Magatti, il Coronavirus ha fatto impazzire tutti? Che cosa succede nella nostra società, improvvisamente terrorizzata?
È una vicenda che ci segnerà, è partita un po’ in sordina ma sta assumendo dimensioni rilevanti e che non possiamo affrontare in modo superficiale. Il contagio è destinato ad aumentare, in termini di diffusione. Possiamo anche dire che è un’influenza molto forte, che rischia di intasare gli ospedali e mandare in crisi il sistema sanitario. Ma la differenza rispetto ad altre situazioni è che non abbiamo ancora un vaccino e che il contagio è molto facile.
Perché siamo così spaventati?
Ci siamo tutti convinti di una cosa: “la realtà siamo noi”. Perché la nostra organizzazione sociale fa cose fantastiche, la medicina, i trasporti, Internet... E allora ci siamo illusi di poter risolvere tutto facilmente. Invece questa è una cosa che sfugge al nostro controllo, quindi manda in tilt la nostra organizzazione sociale. È il cosiddetto principio di realtà, la natura ha creato qualcosa che noi non sappiamo controllare. Non ci fa tanto paura il fatto che la gente si ammali e muoia, quello è un fatto privato e lo accettiamo, fa paura invece questo virus perché si tratta di una vicenda pubblica. Fa cogliere la presenza della morte in una società che rimuove l’idea della morte da un punto di vista collettivo.
Abbiamo assistito a scene da film come l’assalto ai supermarket. L’azione di chi corre a svuotare lo scaffale di un supermercato è paragonabile a quella degli investitoti che stanno facendo crollare le Borse, non è nulla di diverso. Non getterei quindi la croce addosso al cittadino che fa provviste. Il comportamento della finanza a mio parere è insopportabile, affossare adesso le Borse con operazioni finanziarie è scandaloso.
Come stanno reagendo i cittadini?
La situazione è grave ma non drammatica. Non ho visto reazioni così esagerate, certo ci sono stati dei comportamenti dettati dalla paura, ma nulla di violento. Semmai sottolineo il fatto che in queste circostanze le parole andrebbero pesate, tutte le parole, e non sempre è successo. Il ministro ha detto la sua, l’opposizione ha fatto il suo gioco, e così sentendo certi messaggi l’uomo della strada si è spaventato.
I bar sono vuoti, la gente non viaggia e non esce di casa: è giusto così?
Un po’ di adattamento nei comportamenti è opportuno, chiederlo ha una sua razionalità. Dobbiamo capire che è giusto proteggerci e prevenire la diffusione del virus, sapendo che ci saranno alcune conseguenze sull’economia.
Una sorta di brusco risveglio per la nostra società che si credeva infallibile?
Abbiamo coltivato un’idea: quella di saper gestire la crescita, controllare tutto, fare previsioni corrette. Dobbiamo capire che il nostro modello di sviluppo è limitato e che non siamo Dio. La scienza avanza ma non è onnipotente, non risolve tutti i problemi, non prevede tutto.
E adesso?
Ritroviamo il senso della misura, ricordiamoci tutti che esiste qualcosa che non possiamo controllare come vorremmo. È importante dircelo. O ci scanniamo, oppure recuperiamo l’idea che gli umani affrontano le crisi solo aiutandosi reciprocamente e cooperando.
Ci sentiamo indifesi come di fronte alle azioni terroristiche, si può dire?
Il paragone ha senso. Con la differenza che il terrorismo nasce da azioni umane, questa situazione no. Il sociologo Beck già anni fa parlava della “società del rischio” ed è quella in cui viviamo. Il pericolo, per esempio il fuoco, è qualcosa che vediamo, mentre il rischio no, anche se sappiamo che esiste. Il rischio è un elemento costitutivo della società odierna, in alcuni casi è prodotto dall’uomo come appunto il terrorismo o la crisi ambientale, in altri è semplicemente “moltiplicato” dall’uomo, che vive in un mondo interconnesso. Non ci si può fare molto, è la nostra condizione. E, se ci pensiamo, la scienza ci ha sempre parlato del rischio di nuovi virus.
Che cosa ci insegna l’emergenza Coronavirus?
Che la scienza ci aiuta. Ma non è onnipotente. Una cosa molto semplice, ma che ci suona molto strana. Bisogna affrontare questa crisi sforzandosi di cooperare e di cambiare un po’ i nostri comportamenti, se necessario. Mi sembra ci sia una certa compostezza, nella zona rossa per esempio avrebbero potuto esserci reazioni ben diverse, gente in piazza, rivolte. Non vedo reazioni poi così inconsulte.
Qual è il messaggio da trasmettere?
Non serve una generica rassicurazione, ma lo sforzo di stare in una situazione seria con responsabilità. Non deve passare un messaggio di passività, non è vero che non si può più fare nulla. Andiamo avanti a vivere, con qualche precauzione in più.

sabato 29 febbraio 2020

Polvere...di stelle! - Prima domenica di Quaresima


“Siamo polvere dell’universo. Ma siamo polvere amata da Dio” così ha detto papa Francesco all’inizio della Quaresima.
“Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere dal suolo” così si apre la prima lettura di oggi e poi continua: “e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.
L’amore di Dio dà vita a noi, polvere del suolo, rendendoci esseri viventi, portatori di vita, della Sua vita. Dio ha creato l’uomo per la vita e tutto opera, sempre, perché questa vita si realizzi in pienezza. Il Dio dei castighi, delle sciagure, delle pestilenze non è il Dio cristiano, non esiste affatto. Se Dio c’è è il Dio della vita che con il suo Soffio (= Spirito) dà vita a tutte le cose.
La Parola ci guida piuttosto a riconoscere che altra è l’origine del male. Esso deriva da noi che, chiudendoci al Soffio vitale, prestiamo voce  al nostro io finendo così per ritornare “nudi”, ritornare a scoprirci “polvere dal suolo”. E’ il rifiuto di Dio, nella presunzione di voler essere noi Dio.
“Sareste come Dio”, insinua il tentatore che abita dentro la nostra mente provocando la nostra libertà. E da allora la tentazione non ci ha più lasciati; e da allora possiamo, ancora oggi, pensare di fare a meno di Dio, anzi di essere noi Dio.
Questa presunzione generata dall’orgoglio e dalla superbia porta l’uomo, l’umanità, fuori dal giardino, nel vuoto deserto, nel nulla dell’io, illudendolo di potere tutto quando invece è  nudo. Questo semina dentro la storia una radice malefica che lentamente distrugge il giardino splendido, fatto di relazioni attente e rispettose verso i simili e verso il creato. Di fatto desertificando queste relazioni, spegnendo la vita che ci abita, distruggendo ogni cosa fino all’autodistruzione.
Peccato: “abbiamo peccato”. Così noi cristiani chiamiamo questo orientamento sbagliato della nostra libertà.  “E con il peccato in tutti gli uomini si è propagata le morte” sottolinea Paolo nella seconda lettura.
A questo punto si potrebbe mettere la parola ‘fine’. Tutto torna alla polvere, tutto è vanità come diceva Qoelet.
Invece della parola fine possiamo usare la parola ‘inizio’, nuovo inizio. Non certo per merito nostro, ma per l’amore gratuito e smisurato di Dio; proprio perché Lui è il Dio della vita!. “La grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti”.
In Gesù Dio ricrea l’uomo, lo rende di nuovo “giusto”, capace di riorientare la sua vita, la sua libertà al suo creatore e Padre, riscoprendosi figlio amato.
Con Gesù tutti noi possiamo trovare la forza per vincere la sempre presente tentazione di presumere di poter fare a meno di Dio, di voler puntare e contare solo su noi stessi, di voler mettere alla prova Dio stesso soprattutto davanti al male che accompagna il nostro cammino. “Sta scritto: non metterai alla prova il Signore tuo Dio”. “Sta scritto”: così Gesù, condividendo il nostro essere “polvere dal suolo”, la nostra fragile umanità, ribatte a ogni tentazione; fidandosi della Parola del Dio della vita, del Padre che non abbandona mai i suoi figli ma manda sempre i suoi angeli che “gli si avvicinarono e lo servivano”. Siamo amati e guidati.
Sta a noi aprirci liberamente e gioiosamente a questo amore per trovare in esso quel Soffio di vita che ci rende “essere vivente”, figlio amato. Per riuscire a far tornare giardino questo deserto, questa umanità, attraverso nuove relazioni di fiducia, di rispetto, di amore solidale; attraverso una cura nuova del creato, un atteggiamento più umile nei confronti della natura, aperti al mistero della Vita che ci avvolge e che, se da una parte ci fa scoprire tutta la nostra fragilità, dall’altra esalta la nostra unicità e grandezza dentro questo universo destinato ad essere giardino, capace di generare frutti sempre nuovi di amore.
La Quaresima è il tempo propizio per riorientare le nostre scelte, per tornare al Dio della vita che in Gesù ha soffiato su tutti noi il suo Spirito di Amore.
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, parole di vita per ciascuno di noi. Da esse lasciamoci guidare con fiducia per fare di nuovo esperienza di una Pasqua di risurrezione!