sabato 1 agosto 2020

"Vide...sentì compassione...si prese cura" - Diciottesima domenica del tempo ordinario

Paolo nella seconda lettura ci offre una chiave di lettura della Parola di Dio ascoltata. “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci ha amati”. ‘Nulla’ e ‘mai’ dice Paolo: “nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù”.

In Gesù Dio ci dona ciò che dà sazietà alla nostra vita; e questo dono non consiste tanto in qualcosa (pane, denaro, salute…), ma in qualcuno: ci dona se stesso, la sua presenza e vicinanza. Un amore che si fa presente proprio dentro la nostra fragilità e povertà: “Sentì compassione per loro”. “Non abbiamo che cinque pani e due pesci”. Ebbene: “Portatemeli qui!”. Questo poco che noi siamo Gesù non lo respinge ma lo accoglie e lo trasforma con la gratuità dell’amore.

“Venite voi tutti assetati… venite comprate senza pagare vino e latte… mangerete cose buone, gusterete cibi succulenti… io stabilirò per voi un’alleanza eterna”, proclama il profeta (1lett.). Invito e promessa rivolta a tutti, soprattutto a chi non ha denaro, è povero, chi non può accampare meriti.

Un amore che si prende cura e abbraccia tutta quella folla, immagine dell’umanità intera; un amore gratis, un amore oltre ogni nostro merito, amore abbondante al punto che “tutti mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati”.

“Vide la folla, sentì compassione per loro, si prese cura”.

Ecco chi è Dio e cosa prova per noi. Un amore viscerale.

Questo messaggio, nel brano di vangelo, si declina subito in un pressante invito: “voi stessi date loro da mangiare”. Davanti alla folla bisognosa, provata, affamata, Gesù affida ai suoi amici la sua stessa missione: essere e fare come lui: saper vedere le fatiche, sentire compassione, prendersi cura.

La chiesa – ognuno di noi – ha la missione di “nutrire”, di offrire a tutti gratuitamente il dono della presenza e vicinanza di un Dio che continua ancora oggi ad essere presente, in mezzo alle nostre povertà, fragilità e bisogni.

Non possiamo allora non fermarci un attimo per alcune domande. Cosa offriamo noi – in particolare come comunità cristiana -  alla gente che ci vive accanto? Facciamo nostri i sentimenti e gli atteggiamenti di Gesù oppure ci ritroviamo ad avere lo stile freddo e calcolatore dei discepoli che pensano solo a quanto può costare tutto questo prendersi cura, e preferiscono la soluzione più comoda: “Congeda la folla…”

Dove ci ritroviamo? Cosa trasmetto al fratello e alla sorella che incontro ogni giorno? Freddezza, calcolo, ricerca del mio interesse, o attenzione, solidarietà gratuita e generosa?

Come comunità cosa offriamo alla gente che ci vive accanto? Si corre il rischio di diventare comunità che offrono tante cose (feste, gite, organizzazione di eventi…), tutte cose sicuramente belle e buone, ma che non saziano la vera fame e sete che è nel profondo del cuore di ciascuno, anzi, si corre il rischio di trascurare o mettere in secondo piano l’essenziale: Gesù. Dare Gesù: dare cioè quella condivisione, quell’amore che sono il segno concreto della vicinanza di Dio oggi.

Dare Parola e Pane: quella Parola e Pane che è Gesù stesso, presenza e vicinanza di Dio ad ogni persona, a questa nostra inquieta e affamata umanità.

La recente Istruzione dei Vescovi su “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, subito nelle prime righe, cita papa Francesco e la sua Evangelii Gaudium: «Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)».

Ecco la missione che ci è affidata: collaboriamo con Gesù perché tutti, senza distinzione alcuna, possano fare esperienza di sentirsi amati, di portare nel cuore la certezza che “nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù”.

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