sabato 23 marzo 2019

III domenica di Quaresima - C


La tentazione è di partire subito dai fatti di cronaca di cui parla il vangelo e attualizzarli con altri fatti: dai Galilei massacrati da Pilato alla strage in Nuova Zelanda; dalla torre di Siloe crollata sulle diciotto persone al ponte di Genova crollato piuttosto che all’uragano o al terremoto che distrugge città e miete vittime… Potremmo continuare all’infinito e soprattutto far riemergere tutte quelle domande che questi fatti suscitano in noi, così come in quella gente che interrogava Gesù: perché? di chi è la colpa? cosa hanno fatto di male per finire così? Domande vecchie e sempre nuove come la cronaca di sempre.
Ma il messaggio che la Parola oggi ci offre va ben oltre a questa pur importante riflessione. Lo scopo è di ripresentarci ancora una volta (e non basta mai!) il vero volto di Dio; il Dio che Gesù è venuto a faci conoscere.
E’ un volto che si è manifestato nel tempo fin dagli inizi della storia del popolo di Israele. Già con Mosè Dio si fa conoscere. Il suo volto e il suo nome sono Misericordia sempre presente: “Io sono colui che sono”. Un Dio che brucia di amore per l’umanità tutta, che osserva, ascolta, conosce la sofferenza e il grido dei piccoli, dei deboli. “Ho osservato la miseria del mio popolo… sono sceso per liberarlo… per farlo salire verso una terra bella e spaziosa”. Un Dio dunque che è Padre, “io sono il Dio di tuo padre”, Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, di ciascuno di noi, di tutti, e non vuole per nessuno il male, anzi suo desiderio, sua volontà è la vita dei suoi figli. E per questo di ciascuno di noi si prende cura come buon agricoltore: ci zappa attorno con smisurata pazienza, ci nutre con i segni del suo amore e con la ricchezza della sua Parola proprio perché abbiamo a portare questi frutti di vita, come ci ricorda Gesù nella parabola del vangelo.
Allora l’invito per noi oggi è evidente: rispondere al suo amore con la nostra vita. Non lasciarci sgomentare e scoraggiare dal male; non farci intimorire e bloccare dalla paura di punizioni o castighi. Lasciarci invece plasmare dalla sua misericordia e coltivare dal suo amore, perché la nostra vita fiorisca nel bene, nella bellezza, nella carità.
Questo suo amore per noi e così anche i fatti della vita, quello che avviene attorno a noi, in positivo e in negativo, tutto deve essere occasione, stimolo a una vita diversa, a un cambiamento: “se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Parole forti non per farci paura ma per renderci più responsabili. Questa la conversione che ci è chiesta.
E’ invito pressante, che nasce dal cuore paziente e buono di Dio che, vedendo le nostre opere, non trovando in esse frutti buoni, non può che, nel suo amore, sollecitare tutti noi a un cambiamento: “convertitevi”.
Leggevo tra i titoli di giornale in questi giorni: “Strage in Nuova Zelanda: serve una conversione”. E’ proprio questo il punto: serve una conversione per cambiare noi stessi, la società, le relazioni, la politica, l’ecologia… E’ tutto un mondo che deve cambiare direzione. Un cambiamento di mente e di cuore.
Questo è possibile se ci lasciamo ‘coltivare’ da questo Dio Padre e agricoltore. Se lasciamo che lui trasformi pazientemente il nostro cuore così che tutta la nostra vita possa portare frutti nuovi di giustizia, di rispetto per le persone, di solidarietà, di pace.
Fino al frutto più grande: fare della vita un dono d’amore. E’ quanto ci ricordano oggi i missionari martiri e la splendida figura di san Oscar Romero. Chi si lascia coltivare dal Signore diventa capace di fare come ha fatto Lui: dare la vita.
A questo tutti siamo chiamati. Usciamo dalla nostra sterilità guidati sostenuti dall’amore di un Dio che si prende cura di noi per essere, cristiani generativi, capaci di dare vita a una umanità diversa, pronti e disposti a vivere il vangelo, a testimoniarlo anche a costo della vita.
Non continuiamo a rimandare. Non aspettiamo giorni migliori. Iniziamo subito a mettere mano alla nostra vita.
Lui, il Padre-agricoltore continua a concimare, seminare, zappare questo nostro arido terreno. Non si stanca di credere in noi. Oggi e sempre.

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